Proteste
«Partecipazione: poca e superficiale»
C.O.
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Il presidente del gruppo Pd Massimo Carlesi Per Carlesi e Biffoni non affrontati nodi della città. Convegno il 14
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PRATO. È il Pd che affonda, nuovamente, sul Piano strutturale. Questa volta a non convincere il capogruppo Massimo Carlesi e il consigliere Matteo Biffoni, entrambi componenti della commissione Urbanistica, sono i tempi della partecipazione: «Poca, superficiale e senza condivisione» è il giudizio. Per questo il Pd, nonostante lo stop decretato dal garante della comunicazione Massimo Morisi, continuerà la serie di incontri nei quartieri che culmineranno il 14 dicembre in un convegno «al quale inviteremo - spiega Carlesi - categorie economiche associazioni, sindacati e cittadini per confrontarci nel merito». Passaggio tecnico, previsto dalla legge regionale sul governo del territorio, quello della partecipazione che precede il primo passaggio in consiglio comunale per l'adozione che "congela" in via definitiva i contenuti del Piano. Mesi - probabilmente pochi - che il Pd vuole impiegare «per dare una sterzata e modificare quel che si può». Perché le cose che non funzionano, nel Piano strutturale, secondo il Pd sono tante. «Previsioni assurde - sottolineanano Carlesi e Biffoni - con un aumento di 45mila abitanti e 18 mila nuove abitazioni, una proliferazione di capannoni artigianali che non si capisce a cosa servano, nessun potenziamento di collegamento su ferro con Firenze». Per i consiglieri Pd «il momento di confronto su temi fondamentali per la città, che delineano il suo futuro da qui ad almeno quindici anni, è stato tirato via, con pochi incontri pubblici - sottolineano - e l'esposizione delle tavole progettuali all'Urban Center di via Mazzini. Col risultato - continuano - che la maggioranza dei cittadini non sa nemmeno che il Comune sta terminando il percorso». Che secondo Carlesi e Biffoni resta carente «sulle tre problematiche di fondo della città. A partire - dicono - dal futuro del distretto se cioè Prato resterà a forte caratura manifatturiera o diventare, come sembra, la città degli stanzoncini destinati ai cinesi; se verrà affrontata la questione dell'integrazione anche attraverso le trasformazioni del Macrolotto zero; se la città continuerà a rinchiudersi in se stessa o se invece - concludono - resterà dentro l'area metropolitana».
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