Il Tirreno

Prato

Tassa di soggiorno il sindaco Cirri sfoglia la margherita

Walter Fortini
In alto il sindaco Doriano Cirri Sopra Bacchereto
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In alto il sindaco Doriano Cirri Sopra Bacchereto

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 CARMIGNANO. Non è un sì, ma neppure un no. L'imposta di soggiorno, possibilità offerta dai decreti sul federalismo di primavera alla casse sempre più esangui dei comuni a causa dei tagli del governo, per adesso a Carmignano è un'ipotesi chiusa in cassetto. Ma è un cassetto accostato, più che chiuso. E da quel cassetto potrebbe anche uscire. Dipenderà dai numeri del bilancio.  Che certo non sta benissimo. Da settimane la giunta lavora per far quadrare i conti, ma la verità è che gli assessori (tutti) si ritroveranno meno risorse in mano di quest'anno. E dipenderà anche da cosa deciderà a Roma il nuovo governo. Il sindaco Doriano Cirri non ci gira tanto intorno. «L'abbiamo valutata e per adesso l'imposta di soggiorno non c'è. Ma il bilancio non è chiuso e dipenderà da come ci condiscono».  Sarebbe un modo per trovare risorse nuove da investire sul turismo, per farlo crescere. E chiedere un contributo ai turisti non sembra scandaloso: anche perché, se la coperta sarà corta e la spesa sociale continuerà a crescere, come è cresciuta negli ultimi tempi per la crisi, l'imposta di soggiorno è l'unica alternativa per non tagliare, sul turismo o in altri settori.  In giunta e all'ufficio ragioneria in palazzo comunale qualche conto lo hanno fatto. Del resto se ne parla in diversi comuni, anche a Prato. E molti altri l'hanno già applicata. Con un euro a notte a turista, che non appesantirebbe granché il prezzo di una camera che può andare da 70 a 100 euro e dunque potrebbe ricevere il via libera dagli albergatori, in un anno potrebbero essere raccolti quasi 50 mila euro. Un po' meno se si decidesse di non far pagare i bambini sotto i 10 anni. La metà con 50 centesimi, il minimo previsto dalla norma nazionale. Possono sembrare pochi. «Ma le risorse che oggi possiamo investire sul turismo non sono poi tante di più», dice il sindaco.  Altre manovre sono improbabili. L'addizionale Irpef comunale è già stata ritoccata a giugno, per tamponare un'altra falla in bilancio. Il Comune ha approfittato di un altro decreto del governo per raddoppiarla e portarla dal minimo a cui era sempre stata, lo 0,2 per cento degli stipendi, allo 0,4. Servirà a recuperare 300 mila euro di oltre 480 mila di trasferimenti statali tagliati. È un ritocco lieve: dai 50 agli 80 euro in più l'anno, per i più. Ma è pur sempre un aumento.

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di Redazione web