Il dolore
Fu rappresentata per la prima volta nel 1904 a Mosca
L'opera, tradotta in molte lingue è diventata un classico della letteratura drammatica
Mi.Mo.
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PRATO. "Il giardino dei ciliegi" è l'ultimo lavoro teatrale di Anton Cechov. Fu rappresentato per la prima volta nel 1904 al Teatro d'Arte di Mosca, sotto la direzione di Kostantin Sergeevic, Stanislavskij e di Vladimir Nemirovic-Dancenko. Sei mesi dopo Cechov morì di tubercolosi. Dopo la prima realizzazione, l'opera fu tradotta in molte lingue e prodotta in tutto il mondo, diventando un classico della letteratura drammatica. Fuori dall'ambito russo alcuni dei più famosi direttori l'hanno eseguita, ciascuno interpretandola in maniera diversa. Originariamente "Il giardino dei ciliegi" fu concepito come una commedia per alcuni suoi elementi di farsa. Tuttavia Stanislavski la diresse come una tragedia. Il testo narra le vicende di un'aristocratica russa e della sua famiglia al ritorno nella loro proprietà, in seguito messa all'asta per riuscire a pagare l'ipoteca. Principalmente la storia ruota intorno alle varie possibilità per conservare la tenuta, ma la famiglia non si adopera in questo senso e alla fine è costretta a lasciare la casa. La pièce in maniera allegorica affronta i temi della fragilità della vita, della sua inesorabile staticità, abbarbicata in un mondo che ci consente solo di avvizzire e cadere dal ramo dal quale siamo spuntati. E ancora il viaggio dalla bellezza alla deturpazione fisica e spirituale, la velocità con la quale le nostre culture- da quella di classe, filosofica e artistica, a quella pragmatica- si perdono nella storia. A salire sul palco del Metastasio dal 23 novembre al 4 dicembre (feriali ore 21, festivi ore 16; lunedì 28 riposo) saranno gli attori delle compagni del Metastasio e del Teatro Stabile della Sardegna: Valentina Banci, Francesco Borchi, Valeria Cocco, Daniel Dwerryhouse, Corrado Giannetti, Elisa Cecilia Langone, Mauro Malinverno, Fabio Mascagni, Paolo Meloni, Silvia Piovan, Luigi Tontoranelli e Sara Zanobbio. La regia e la traduzione del testo sono di Paolo Magelli; la drammaturgia di Zelika Udovicic; le scene di Lorenzo Banci; il progetto luci di Roberto Innocenti; i costumi di Leo Kulas e le musiche di Arturo Annecchino.
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