Finanza
E i cinesi cosa ci chiedono?
Dura reazione dell'Unione industriale pratese che chiede al Creaf risposte certe a sei domande
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PRATO. L'Unione industriale sul centro cino-pratese non molla. E va dura all'attacco dopo la sottoscrizione dell'accordo per la realizzazione di un centro di ricerca con Wenzhou. E con quello che è lo stile inventato da Repubblica con l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi butta giù solo delle domande. Sei. Quesiti che vanno dritti al nocciolo e che dice «domande che hanno dato l'avvio a polemiche pretestuose ma che sono rimaste senza risposte di merito. Si rende quindi necessario riformulare le stesse domande in termini ancora più netti ed arricchirle di ulteriori quesiti che servano a chiarire una situazione i cui contorni non accennano a definirsi». Ecco le domande: 1. Nella riunione del 10 novembre del Tavolo di distretto si è parlato della sottoscrizione dell'accordo in termini ancora vaghi e si è ventilata la possibilità di incontri di approfondimento in merito (infatti nel tardo pomeriggio dello stesso giorno sono stati diffusi documenti in bozza), quando l'accordo è stato sottoscritto già il mattino dopo? La Provincia non era forse informata di quanto aveva stabilito di fare la Regione? 2. Il protagonista cinese dell'accordo è, si apprende, Wenzhou Garment Development Co. Ltd: di che azienda si tratta? Di una realtà privata come sembra di capire dalla forma giuridica? E se sì, come verrà gestito il delicato aspetto del coinvolgimento di un soggetto privato straniero in un'operazione finanziata dal pubblico? 3. E a proposito di denaro pubblico: qual è il costo complessivo dell'intera operazione, includendovi ovviamente anche le spese fin qui sostenute per il Creaf? Come verranno coperte le perdite accumulate dalla società negli anni? 4. Perché il presidente del Creaf Rinfreschi, evidentemente a corto di risposte nel merito, non ha trovato di meglio per controbattere all'Unione di insultarla accusandola di "posizioni partitiche", forse familiari a lui stesso ma non a questa associazione? L'Unione, quando lo ritiene necessario, ha criticato e critica amministrazioni di orientamento opposto, ed è cosa facilmente riscontrabile da parte di tutti. Perché il presidente di Creaf non ha spiegato invece, ad esempio, quali dovrebbero essere le contropartite che Prato sarebbe tenuta a concedere in cambio di quelli che rappresenta come esclusivi vantaggi per il distretto? La Cina ha forse stipulato l'accordo all'unico scopo di fare beneficienza al distretto? 5. Sembra che, diversamente da quanto compariva nelle bozze diffuse dopo il Tavolo il cardato non sia parte dell'accordo. E' effettivamente così? 6. Quali saranno i prossimi passaggi? Riteniamo che chi a vario titolo è coinvolto nella sottoscrizione dell'accordo abbia il dovere di dare delle risposte su questi punti. E che l'Unione abbia ogni diritto di porle, nell'interesse delle imprese associate e dell'intera economia pratese.
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