Sicurezza
«Ecco perché svestiamo la toga»
Manuele Ciappi Presidente Camera penale
◗
Niente processi per tutta la settimana in Tribunale L'avvocato Ciappi spiega le ragioni dell'astensione
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. In questi giorni e fino a venerdì in Tribunale non si celebrano processi, fatta eccezione per quelli in cui ci sono imputati detenuti. E' la conseguenza della protesta indetta dall'Unione camere penali, le cui ragioni vengono di seguito spiegate dall'avvocato Manuele Ciappi, presidente della Camera penale pratese. Va precisato che l'astensione non è stata proclamata per ragioni politiche, né per ragioni di interesse economico o corporativistico, ma perché da troppo tempo, inutilmente, le Camere Penali Italiane si battono perché l'avvocato incarni realmente, nella società civile, il fondamentale ruolo che da sempre gli spetta all'interno di ogni stato di diritto, ancor prima che nella Costituzione repubblicana. Ci si astiene perché la figura dell'avvocato è ormai dematerializzata dentro ad un corpo di oltre duecentomila iscritti, abnorme rispetto alle reali esigenze del paese: ciò produce un eccesso di offerta di servizi legali con un conseguente abbassamento del livello di preparazione, di deontologia e di indipendenza dei professionisti. Dinnanzi a questo spettacolo poco edificante per un paese civile, le forze politiche, di qualunque schieramento, non hanno neppure tentato di dotare il paese di una legislazione adeguata a governare il ceto forense nell'attuale contesto socio-economico, modernizzando la professione ed innalzando a pilastri della riforma il rinnovamento degli ordini professionali, l'accesso alla professione fondato sul merito, l'effettività del controllo disciplinare e la sempre più indispensabile specializzazione. E nonostante tutto, nella assoluta sordità degli interlocutori politici, si sentono ventilare ipotesi di selvagge liberalizzazioni, con connesse abolizioni degli ordini professionali, che condurrebbero ad un allarmante imbarbarimento dell'esercizio della professione, specialmente nel delicato settore della difesa penale. Ma c'è un altro versante del problema, rappresentato dal fatto che di questa negativa immagine dell'avvocato ci si è nutriti a tal punto da non vedere che tanti sono ancora gli avvocati che onorano "la toga" e svolgono, con dedizione, la funzione a cui hanno scelto di darsi: la figura dell'avvocato - ma soprattutto il diritto di difesa che costui incarna ed esercita - viene percepita, da molti, come quella di un "guastatore", che cerca di ostacolare attraverso "cavilli" il raggiungimento di una verità "assoluta" a cui tende esclusivamente il magistrato. E può ricondursi soltanto ad una visione deformata dell'avvocato la serie di episodi verificatisi in varie parti del territorio italiano - al di là dell'oasi quasi felice rappresentata dalla nostra città - nei quali la magistratura requirente ha inteso violare la sacralità del rapporto di riservatezza che da sempre lega l'avvocato al suo assistito, cercando di forzare il segreto professionale del primo e di carpire notizie riservate sul secondo, per l'inaccettabile equivalenza per cui chi assiste un soggetto ritenuto colpevole ne è complice.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
