La manifestazione
Censimento 2011. Il Comune è preoccupato: i cinesi non collaborano
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PRATO. Solo il 15% degli oltre 4.500 questionari del censimento 2011 che riguardano le famiglie di origine cinese residenti a Prato, per un totale di circa 13 mila persone, sono rientrati al centro di raccolta o sono stati restituiti via web. E' quanto si legge in una nota del Comune di Prato dove si sottolinea gli scarsi risultati ottenuti «nonostante le strutture e le risorse messe a disposizione dal Comune» e le assicurazioni di collaborazione avute dal Console e dalla comunità cinese, come dicono gli assessori all'innovazione e censimenti Anna Lisa Nocentini e alle politiche per l'immigrazione Giorgio Silli. «I cinesi non si dimostrano collaborativi» aggiungono gli assessori ricordando che l'amministrazione comunale ha aperto 3 sportelli esclusivamente dedicati ai cinesi, con interpreti pagati dal Comune. Interpreti per i quali, però, i soldi finiranno il prossimo 21 novembre. Per gli incaricati che dopo questa data dovranno andare nelle case e compilare i questionari con gli interessati, «sarà difficile anche solo a farsi aprire», oltre a dovere aiutare «senza un intermediario» gli interessati. E al momento in cui verranno chiusi i centri dedicati che vi si presenterà dovrà farlo accompagnato da una persona che parli italiano. «Vogliamo ricordare che rispondere al censimento è un dovere di ogni cittadino, non una libera scelta - proseguono Nocentini e Silli -, e che ci sono pesanti sanzioni per chi non adempie: oltre alla multa, per gli stranieri vi è la perdita della residenza, a cui sono connessi servizi essenziali come il medico di famiglia e lo stesso permesso di soggiorno». Diversa la posizione di altre comunità, come quella senegalese, che ha organizzato un proprio centro di assistenza.
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