La manifestazione
Un pass per superare le dogane cinesi
Ilenia Reali
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Un operaio cinese in unazienda L'obiettivo è realizzare l'unico centro di certificazione per l'export d'Europa
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PRATO. Un centro per la certificazione dei prodotti destinati all'esportazione in Cina. L'unico del genere, accreditato dal Governo cinese, che esisterebbe in Europa. E' questo il colpo grosso che la Regione Toscana sta pensando di mettere a segno con l'accordo col ministro cinese e con il centro di ricerca cino-pratese firmato nei giorni scorsi - a sorpresa e seguito da mille polemiche - dal presidente del Creaf Luca Rinfreschi e da XuXu Yun per la Wenzhou Garment, una società cinese. Un progetto in cui in prima fila ci sarebbe il laboratorio del Buzzi e, ovviamente in una seconda fase, anche altri laboratori toscani. La certificazione infatti non riguarderebbe solamente i prodotti tessili e riporterebbe Prato - e la Toscana - al centro dell'economia del Paese. A raccontare questo aspetto delle trattative in atto tra Regione Toscana e Cina è Massimo Bressan consulente per il progetto complessivo del Centro di ricerca dopo che, ieri, il presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri ha preferito rimandare ogni dichiarazione a domani mentre il presidente della Regione Enrico Rossi ha fatto sapere di non voler ribadire la propria posizione. Un obiettivo, quello del centro di certificazione, che farà il paio con un altro piano, questo più complicato e con qualche chiaroscuro in più, che è l'attivazione di un percorso di ricerca comune sui processi produttivi con minor impatto ambientale. In Cina infatti sono particolarmente interessati all'invenzione di processi produttivi (soprattutto in fase di tintura e rifinizione) che prevedano un minor utilizzo di energia e acqua e questo farebbe il paio con un interesse evidente del direttore del ministero dell'ambiente italiano (già docente della materia in Cina) e quindi, si spera, sensibile all'argomento in caso di elargizione di fondi statali. Contributi tra l'altro che potrebbero riequilibrare la posizione tra Regione Toscana e Cina, oggi finanziatrice prossochè unica del centro. Al di là dei grandi progetti in fase di elaborazione la lettera di intenti firmata nei giorni scorsi contiene tutto e niente. Se da una parte si individua con certezza la sede, quella del Creaf, per gli obiettivi da perseguire ci si limita all'individuazione di tre punti e cioè «attività di ricerca congiunta sui nuovi materiali, su prodotti e processi con ridotto impatto ambientale e che garantiscano il risparmio energetico, la sicurezza dei prodotti e libera circolazione delle merci, con particolare attenzione alla possibilità di costruire un laboratorio itali-cinese per il controllo e la certificazione dei prodotti». Titoli che trovano una dettagliazione e si riempiono di contenuti nell'allegato A, consegnato agli addetti ai lavori anche pratesi, ma che non è stato ancora firmato e che dà qualche dettaglio in più oltre a creare non pochi disagi tra gli industriali. «La firma - conferma Bressan - riguarda un documento di sintesi dal momento che la traduzione di tutto il dettaglio avrebbe richiesto più tempo ma di fatto anche sul resto c'è sostanziale accordo sui partner cinesi». Certezza c'è inoltre sulla gestione del Centro che «sarà un soggetto di diritto italiano con una forma giuridica e una compagine sociale che saranno definite in seguito» gestito da un comitato di indirizzo formato da un rappresentante della Regione Toscana, da uno della Provincia dello Zehjiang, uno del Ministero della scienza e della tecnologia della Repubblica popolare cinese e della Provincia di Prato.
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