Il Tirreno

Prato

L’Unione esprime «sconcerto» e «disapprovazione» per contenuti e metodo

Industriali sul piede di guerra

Il presidente dell’Unione industriale Riccardo Marini
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Il presidente dell’Unione industriale Riccardo Marini

Posizione durissima: «Avrà un impatto dirompente»

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 PRATO. Sconcerto. Disapprovazione. Forse mai in un comunicato ufficiale gli industriali pratesi erano stati così duri su un progetto che li riguardava. E poi se dall'altra parte c'erano importanti esponenti delle istituzioni. Se da una parte l'incisività chiesta in uno degli ultimi direttivi da una parte importante degli associati sembra aver dato i suoi frutti, dall'altra è evidente che l'Unione industriale pratese di questo Centro di ricerca proprio non ne vuole sapere. «La disapprovazione - scrive l'associazione di imprenditori - nasce in primo luogo dal fatto che l'operazione era stata data giovedì al Tavolo di distretto come ancora in itinere. Nemmeno quando, nella serata, sono state diffuse bozze di documenti riguardanti alcuni aspetti della questione, sono stati dati segnali che la sottoscrizione era così imminente. Ci si chiedono i motivi di questa accelerazione e dell'evidente discrepanza fra quanto detto al tavolo di distretto e quanto è poi avvenuto».  Ma non solo. «Nel merito dell'accordo - aggiunge la Confindustria pratese - si rilevano elementi sorprendenti e di potenziale impatto dirompente per il distretto pratese. Del tutto irrituale il coinvolgimento diretto come protagonista dell'accordo di Wenzhou Garment Development Co., che ci è nota dalla missione in Cina dello scorso luglio come azienda privata con titolarità cinese. Suscita perplessità il fatto che enti pubblici italiani sottoscrivano accordi (con gli oneri economici conseguenti) a beneficio di aziende private straniere. Estremamente preoccupante un altro aspetto: nell'allegato alla bozza di accordo diffusa giovedì sera si fa esplicito riferimento, nel capitolo relativo a "Sviluppo e trasferimento di tecnologie per il recupero e riutilizzo dei materiali tessili", al trasferimento di competenze verso la Cina e addirittura alla "realizzazione di nuovi impianti per il riciclo e riutilizzo dei materiali tessili" nel paese asiatico. Parole apparentemente inequivocabili: Prato si impegna a trasferire alla Cina le conoscenze nel cardato rigenerato, il suo core business storico, la sua stessa identità tessile. Ci si chiede se sia effettivamente così oppure quale esatto significato abbiano quelle parole».  «Ci si domanda infine tutto questo sarebbe avvenuto, e se si sarebbe svolto con questa precipitazione, se non ci fosse stato il problema-Creaf: vale a dire un contenitore costato già oltre 20 milioni di denaro pubblico che fino all'accordo di stamani era privo di una finalità definita.  Tutto questo si è svolto senza ascoltare le imprese pratesi e le loro organizzazioni, in particolare la nostra Unione che pure si era impegnata a commentare le proposte che emergevano e che era disponibile a continuare a dare il proprio contributo alla discussione. Non vorremmo che questa operazione inauguri un metodo orientato ad escludere dal confronto chi pone domande centrate ma scomode: sarebbe un fatto grave, di cui imprese e cittadini avrebbero il diritto di chiedere conto».

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