Finanza
La perizia accusa Comune e Asm
Paolo Nencioni
Via Ciulli: idrovore ferme e senza gasolio, l'ultimo controllo 9 anni prima
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PRATO. Un funzionario del Comune e il direttore dell'Asm. Su questi due soggetti sembrano concentrarsi le attenzioni dei periti nominati dal gip Angela Fantechi per stabilire cause ed eventuali responsabilità nell'allagamento del sottopasso di via Ciulli, dove nella notte tra il 4 e il 5 ottobre dell'anno scorso trovarono la morte tre donne cinesi. La lettura integrale della perizia depositata mercoledì scorso dal geologo Paolo Canuti e dall'ingegnere idraulico Vittorio Campedelli si rivela molto istruttiva e riserva qualche sorpresa. Partiamo da queste ultime. La Lancia Y delle tre donne cinesi, a differenza di quanto si era sempre creduto, secondo i periti è entrata nel sottopasso da Galciana e non da Narnali. Ma la vera sorpresa è che l'impianto di sollevamento acque (cioè le pompe idrovore) era fermo nel momento decisivo e che il gruppo elettrogeno che avrebbe dovuto riattivarlo era completamente fuori uso. I periti hanno accertato che addirittura mancava il galleggiante e qualcuno, chissà quando, aveva asportato il segnale di allarme acustico e sonoro che avrebbe dovuto avvertire gli automobilisti del pericolo di allagamento. A occhio, sostengono i periti, il gruppo elettrogeno era fuori servizio da molto tempo. E anche se fosse stato efficiente, il serbatoio di gasolio è risultato vuoto. E ancora: dal registro di manutenzione risulta che l'ultimo controllo è stato fatto nel novembre 2001, cioè nove anni prima della tragedia. Alcuni consulenti di parte degli otto indagati hanno prodotto bollette Enel che proverebbero il funzionamento dell'impianto anche nell'ottobre 2010. I periti del giudice comunque affermano che l'impianto non era stato progettato per smaltire le portate di piena del torrente Vella, causa ultima dell'allagamento del sottopasso. Gli stessi periti avvertono però che anche se l'impianto di sollevamento acque avesse funzionato non avrebbe evitato l'allagamento, perché quella notte piovve davvero tanto, 96 millimetri dalle 0,30 alle 3, e la piena del torrente Iolo impedì il deflusso del Vella: le pompe avrebbero ributtato l'acqua nel Vella e questa sarebbe ritornata nel sottopasso. Evento eccezionale ma non imprevedibile, sostiene la perizia, visto che in 18 anni il sottopasso si è allagato quattro volte. C'è un punto che fa rabbrividire, nella perizia di Canuti e Campedelli. I due tecnici calcolano che, ipotizzando il fermo delle pompe idrovore, in soli dieci minuti vennero convogliati nell'area del sottopasso 4.435 metri cubi d'acqua e in meno di un minuto ce ne finirono 400, la quantità sufficiente per arrivare a quota 2 metri nel punto più basso. Non è escluso che la Lancia Y delle tre donne cinesi abbia imboccato il sottopasso proprio nel momento in cui questo si riempiva: meno di un minuto per morire. In un altro passo della perizia si sostiene che dal punto di vista strutturale il sottopasso è stato costruito a regola d'arte e che il Comune non era obbligato a fare denuncia dei lavori al Genio civile. La manutenzione dell'impianto di sollevamento, ricordano i periti, era affidata all'Asm (indagato il direttore Sandro Gensini), con supervisione del Servizio gestione rete stradale del Comune (indagato Rossano Rocchi). Attività che, almeno per quanto riguarda le idrovore, «non è stata palesemente svolta» scrivono i periti. Avvocati e indagati sono attesi domani dal gip, ma l'udienza slitterà per il legittimo impedimento di un legale impegnato in un altro processo.
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