Finanza
L'integrazione non è più un sogno
Alessandra Agrati
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La Provincia ha presentato il rapporto sull’immigrazioneUno studio della Provincia: in calo la diffidenza verso gli stranieri
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PRATO. Gli immigrati non sono più visti come coloro che rubano il lavoro agli italiani, hanno diritto ad accedere ai servizi sanitari anche se sono clandestini, e dovrebbero poter votare, ma dovrebbero uniformarsi maggiormente alla cultura locale. Resta alto il rapporto fra la nazionalità e il tasso di criminalità cittadino. Questa la fotografia, su un campione di 500 persone, scatta dal settimo rapporto dell' osservatorio sull' immigrazione della Provincia realizzato da Asel che non a caso è stato intitolato "Oltre la pratesità, identità e appartenenza nella città multiculturale". Dall'altra parte su un panel di 400 stranieri il 53% sente molto o abbastanza l'appartenenza all'Italia, percentuale che sale al 73 tra gli imprenditori. Presentano un maggior senso di appartenenza all'Italia le donne, chi ha titoli di studio più alti, chi ha maggiore competenza linguistica, chi vive con i familiari e soprattutto chi ha condizioni di vita socio economiche più alte. Meno incisivi gli indicatori culturali e religiosi e di nazionalità. Un quadro che rispetto alla precedente edizione del 2006, in cui non era incluso il punto di vista degli stranieri, sembra aprire una strada all'integrazione. «Dobbiamo fare attenzione - ha sottolineato l'assessore Loredana Ferrara - a non confondere l'assimilazione con l'integrazione, la prima di accezione negativa, la seconda, invece, più difficile da raggiungere ma sicuramente quella che può dare maggiori risultati. Si può mantenere l'appartenenza alla propria nazione e contemporaneamente sentirsi integrati nel paese in cui si vive. Forse se l'amministrazione comunale avesse fatto una politica differente ci sarebbero state meno frizioni. Dobbiamo far passare il messaggio che i controlli sono fatti a tutti italiani e stranieri». Leggendo i dati in modo più approfondito emerge che la percezione degli stranieri rimane prevalentemente negativa, ma con sensibili miglioramenti in numerose aree. Per esempio alla domanda cosa prova passando da un luogo in cui c'è un alta concentrazione di stranieri e cosa penserebbe se sua figlia/a spossasse unno straniero/a? La maggioranza degli intervistati ha dichiarato che non ci sarebbe alcun problema. Secondo il presidente della Provincia i dati confermano che siamo giunti ad una svolta: «E' il momento di affiancare alla repressione anche attività politiche concordate. Per questo insieme alla Regione chiederò finanziamenti all'Unione Europea per sostenere alcuni progetti di integrazione». Fra le proposte di Gestri, già esposte al governatore Rossi, la realizzazione di un laboratorio per la certificazione dei prodotti da esportare in Cina, l'iscrizione da parte degli imprenditori stranieri alle associazioni di categoria e la realizzazione di un contratto etico nei rapporti di filiera che salvaguardi il rispetto delle leggi che regolano i rapporti di lavoro. Infine il presidente pensa anche alla realizzazione di una rete di imprese mista fra aziende italiane e straniere.
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