Il Tirreno

Prato

Via Ciulli, la verità dei periti

Paolo Nencioni
I pompieri recuperano l’auto delle tre donne cinesi
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I pompieri recuperano l’auto delle tre donne cinesi

Gli esperti puntano l'indice sulla regimazione del Vella

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 PRATO. E' stata un'ondata di ritorno del torrente Vella a provocare l'allagamento del sottopasso di via Ciulli, dove nella notte tra il 4 e il 5 ottobre dell'anno scorso morirono annegate tre donne cinesi. E' questa la prima "verità" che emerge dalla perizia disposta dal giudice per le indagini preliminari.  Il geologo Paolo Canuti e l'ingegnere idraulico Vittorio Campedelli hanno depositato in questi giorni un documento molto atteso, la relazione tecnica commissionata otto mesi fa dal gip per stabilire le cause e le eventuali responsabilità della tragedia.  E sarà su questo documento, al quale hanno lavorato anche i dieci consulenti degli otto indagati per omicidio colposo plurimo, che da venerdì si comincerà a discutere nella prima udienza dell'incidente probatorio.  In realtà l'udienza di venerdì e quella del successivo lunedì potrebbero nuovamente slittare, per il legittimo impedimento di uno dei difensori e per l'inizio dell'astensione degli avvocati penalisti. Ma ormai la perizia è sul tavolo e su quella prima o poi ci si dovrà confrontare.  Quanto ai risultati, come spesso accade potranno essere interpretati in più modi a seconda della convenienza di ogni singolo indagato. Le conclusioni della perizia mettono però qualche punto fermo nella vicenda. Intanto il nubifragio della notte del 4 ottobre 2010 viene definito un evento meteorico eccezionale. Quanto eccezionale, sarà oggetto di dibattito, perché è vero che il sottopasso di via Ciulli finì sott'acqua, ma è anche vero che tutti gli altri sottopassi cittadini non fecero la stessa fine.  Secondo i periti, il torrente Vella gonfio di acqua piovana non seguì il suo corso per immettersi nel torrente Iolo che era già in piena e non poteva più ricevere. Dunque il Vella esondò nel tratto in cui non era «tombato», cioè non era interrato, e l'ondata di ritorno andò a sommergere il sottopasso. Pare che gli esperti non si siano posti, o abbiano ritenuto irrilevante, l'altro grande problema, cioè il funzionamento delle pompe idrovore piazzate nel sottopasso. Che abbiano funzionato o, molto più probabile, che non funzionassero sarebbe stato irrilevante visto che poi l'acqua pompata fuori sarebbe finita nuovamente nel Vella, che non poteva più ricevere.  Non è chiaro se il sottopasso, a prescindere dalle precipitazioni eccezionali, potesse stare dove è stato messo. Si sostiene che non c'era bisogno di un'autorizzazione specifica per l'interramento del torrente (cosa che veniva contestata all'ingegnere Frasconi, dirigente del servizio Mobilità del Comune). E si attribuisce la responsabilità della manutenzione dell'impianto di sollevamento acque all'Asm (indagato il direttore Sandro Gensini). Il cerino potrebbe anche rimanere in mano a Nicola Stramandinoli, funzionario della Provincia, cui si contesta di aver omesso il monitoraggio degli scarichi delle acque reflue del Vella e il loro regolare deflusso.  Ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni precise. Come detto, la perizia è frutto del lavoro dei due super-esperti, ma anche del contributo dei dieci consulenti di parte. Uno stuolo di avvocati è pronto a dare battaglia in aula.

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