Il dolore
La burocrazia è senza argini
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In alto il Calice qui sopra il sottopasso di via CiulliLe tragedie non insegnano: tempi lunghi per gli interventi
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PRATO. Il rischio idrogeologico è una cosa seria, specie quando si ha notizia di qualche alluvione. Il pensiero va a Genova, ma qua a Prato riporta subito a due momenti drammatici della storia recente: l'esondazione del Vella, che trasformò il 5 ottobre di un anno fa il sottopassaggio di via Ciulli in un killer e lo straripamento del Calice - con ingenti danni alle abitazioni dei residenti di Casale - il giorno di natale di due anni fa. In entrambi i casi si sono rivelati i torrenti le vere spine nel fianco per la sicurezza ambientale della città. E in entrambi i casi ci sarebbe di che recriminare sul rischio idrogeologico annunciato e non tenuto in debita considerazione. Ma la cosa che grida vendetta è che, passato il coinvolgimento emotivo per il disastro e per i lutti, la macchina amministrativa è tornata a girare secondo i suoi ritmi più abituali. Se altrove piccoli e grandi interventi di politica urbanistica entrano in funzione nel giro di pochi anni, a Prato si agisce per lustri. Lasciando su carta anche quegli interventi preziosi per proteggere l'incolumità fisica dei cittadini. Sempre che su carta finiscano. Non è il caso per esempio del progetto di potenziamento degli argini del Calice e dell'altro torrente Bagnolo, ancora in attesa di uno spirito libero e forte che si prenda la briga di redigerlo. Lasciando interdetto il commissario straordinario della Regione, Pier Gino Megale che l'aveva inserito nel programma di interventi per l'addolcimento del rischio idrogeologico. Reclamato il progetto per ventiquattro mesi alla Provincia - l'ente attuatore della ripulitura e della fortificazione degli argini - alla fine Megale lo scorso luglio ha promosso una riunione decisiva. O dentro o fuori. Bene, Prato è rimasta fuori. Incapace di decidere se l'adeguamento dovesse essere disegnato dall'ufficio del genio civile o da un consorzio e di trovare 30.000 euro di finanziamento. Il risultato è stata la perdita in una botta sola di 1,5 milioni di euro garantiti dall'accordo di programma dal ministero dell'Ambiente. Colpa della sinistra che governa palazzo Banci-Buonamici? Neanche per idea. Perché il Comune di Cantagallo governato dalla segretaria del Pd Ilaria Bugetti - tanto per fare una comparazione - in poco tempo è riuscita a compilare una richiesta di finanziamento per 200.000 euro contro la caduta dei massi in Val di Carigiola. A dimostrazione che non per forza la macchina burocratica si debba inceppare, paralizzata fra l'inerzia degli uffici e le lungaggini amministrative. Al contrario Prato dimostra che si può fare anche peggio. Magari con la saldatura delle regole regionali. È il caso della cassa d'espansione per il torrente Vella. Che sia indispensabile è fuori discussione. Alle morti di tre giovani donne in via Ciulli si sono ripetuti episodi di allagamenti. A dimostrazione che i tubi ampi un metro e mezzo sono insufficienti a resistere alla portata del torrente al primo acquazzone. È così antica questa consapevolezza che il progetto per una cassa d'espansione risale al 2003. Quando l'ingegnere del settore mobilità del Comune, Lorenzo Frasconi spedì la richiesta alla Regione per una valutazione d'impatto ambientale. Che arriva nel 2009, ma viene immediatamente palleggiata fra Regione e Comune fra osservazioni e controdeduzioni fino a quando non succede l'irreparabile la notte fra il 4 e il 5 ottobre 2010. Neppure i cadaveri smuovono sua Maestà la burocrazia.
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