Attenzione
Dopo lo studio il posto fisso è un sogno
Carlandrea Poli
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L’assessore provinciale Ambra GiorgiPochi i neodiplomati che trovano lavoro nell'industria tessile
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PRATO. Con un tasso di abbandono scolastico prima del diploma del 20% l'assessore provinciale Ambra Giorgi vede il bicchiere mezzo pieno. Incrociando i dati di Ministero dell'Istruzione, Osservatorio scolastico provinciale e archivio sulle comunicazioni obbligatorie per i rapporti di lavoro, sui 1.278 studenti che hanno conseguito il diploma nell'anno scolastico 2008- 2009 ben il 62% si iscrive all'università. Possibilmente scegliendo un curriculum di studi aderente alle richieste delle imprese. È logico, quindi, vedere nei dati sui percorsi post-diploma dei giovani pratesi una netta propensione ad optare per delle facoltà scientifiche.
Le facoltà preferite. In primis Economia con 132 iscritti (16%) seguita a ruota da Scienze fisiche, matematiche e naturali con 127 immatricolati, Lettere e Filosofia (112) e Ingegneria (108). Un trend sostanzialmente confermato se si analizzano tutti i 5.427 pratesi iscritti all'università. Economia col 14,8% degli studenti e Ingegneria col 12,6% restano sul podio, anche se sono sopravanzate dalla facoltà di Lettere e Filosofia (16,5%). Sui numeri globali ad incidere sono soprattutto i liceali, che nel 90% dei casi scelgono l'università, con una percentuale nettamente maggiore di chi ha una maturità tecnica (52%) o professionale (18%). Quanto basta all'assessore Giorgi per identificare il lato positivo del rapporto fra giovani diplomati e conoscenza. «La città ha voglia di investire in istruzione - dichiara -. Registro una netta correlazione fra il diploma conseguito e la facoltà che viene scelta, che porta a privilegiare studi in discipline scientifiche». Una parte degli universitari, nel frattempo, ha avuto anche una o più esperienze di lavoro.
Lavori precari. Fra i 1.278 diplomati del 2008-2009 in 485 hanno avviato almeno un rapporto di lavoro. In realtà la precarietà ha fatto sì che dal momento del diploma a 4 ragazzi sia toccato iniziare e concludere più di 10 contratti. Casi limite, certo, ma al tempo stesso illuminanti di quanto sia lontano il traguardo del posto fisso. Ogni 100 avviamenti solo 4 sono avvenuti col contratto a tempo indeterminato. E se la stabilità è diventata un miraggio, il tempo determinato e il lavoro a progetto sono la realtà. A conferma della stagione di depressione economica, per altro, il settore che assume meno è proprio il tessile-abbigliamento (4,2%). Un peccato, perché se il commercio e la ristorazione assicurano più contratti (circa il 49% sul totale degli avviamenti) fanno scontare il prezzo dell'instabilità. Mentre i pochi posti di lavoro guadagnati dai neodiplomati nel tessile generano proprio assunzioni a tempo indeterminato. «Nel tessile e nel manifatturiero in generale l'accesso al lavoro ai diplomati è limitato dalla crisi e dalla preferenza nelle assunzioni che viene accordata a chi finisce in mobilità. Questo per un conto mette in pericolo la stessa sopravvivenza del tessile - prevede Giorgi -. Senza giovani lavoratori si perderanno le competenze».
Lunghi tempi di attesa. Cercare un posto di lavoro stabile è un cammino stretto e anche più lento. Un diplomato del 2009 ha impiegato in media 4 mesi per un contratto a termine e 10 per avere un lavoro stabile. E, ove possibile, dietro casa. I tecnici di Asel - che hanno coordinato la ricerca - hanno riscontrato che i precari lavorano spesso fuori dal territorio provinciale, mentre chi vuole un lavoro sicuro non è disposto a varcare i confini di Prato. Un'indolenza coerente con quella degli universitari: su 795 nuovi immatricolati nel 2010 ben 730 non si sono spostati dall'ateneo fiorentino (compresi i 37 studenti in forze al Pin), mentre una sparuta minoranza ha scelto Bologna (35 i casi) o Pisa (14). I riflettori della problematicità, però, si accendono su chi non studia e non ha un contratto di lavoro. Sono 253 i diplomati del 2009 a cui è toccata questa sorte. Spesso lavorano a nero, altri con collaborazioni di durata inferiore ai tre mesi, un segmento è impegnato in corsi di formazione professionale (25) e nel caso di altri si sono perse le tracce andando a studiare o a lavorare fuori dall'Italia.
Le facoltà preferite. In primis Economia con 132 iscritti (16%) seguita a ruota da Scienze fisiche, matematiche e naturali con 127 immatricolati, Lettere e Filosofia (112) e Ingegneria (108). Un trend sostanzialmente confermato se si analizzano tutti i 5.427 pratesi iscritti all'università. Economia col 14,8% degli studenti e Ingegneria col 12,6% restano sul podio, anche se sono sopravanzate dalla facoltà di Lettere e Filosofia (16,5%). Sui numeri globali ad incidere sono soprattutto i liceali, che nel 90% dei casi scelgono l'università, con una percentuale nettamente maggiore di chi ha una maturità tecnica (52%) o professionale (18%). Quanto basta all'assessore Giorgi per identificare il lato positivo del rapporto fra giovani diplomati e conoscenza. «La città ha voglia di investire in istruzione - dichiara -. Registro una netta correlazione fra il diploma conseguito e la facoltà che viene scelta, che porta a privilegiare studi in discipline scientifiche». Una parte degli universitari, nel frattempo, ha avuto anche una o più esperienze di lavoro.
Lavori precari. Fra i 1.278 diplomati del 2008-2009 in 485 hanno avviato almeno un rapporto di lavoro. In realtà la precarietà ha fatto sì che dal momento del diploma a 4 ragazzi sia toccato iniziare e concludere più di 10 contratti. Casi limite, certo, ma al tempo stesso illuminanti di quanto sia lontano il traguardo del posto fisso. Ogni 100 avviamenti solo 4 sono avvenuti col contratto a tempo indeterminato. E se la stabilità è diventata un miraggio, il tempo determinato e il lavoro a progetto sono la realtà. A conferma della stagione di depressione economica, per altro, il settore che assume meno è proprio il tessile-abbigliamento (4,2%). Un peccato, perché se il commercio e la ristorazione assicurano più contratti (circa il 49% sul totale degli avviamenti) fanno scontare il prezzo dell'instabilità. Mentre i pochi posti di lavoro guadagnati dai neodiplomati nel tessile generano proprio assunzioni a tempo indeterminato. «Nel tessile e nel manifatturiero in generale l'accesso al lavoro ai diplomati è limitato dalla crisi e dalla preferenza nelle assunzioni che viene accordata a chi finisce in mobilità. Questo per un conto mette in pericolo la stessa sopravvivenza del tessile - prevede Giorgi -. Senza giovani lavoratori si perderanno le competenze».
Lunghi tempi di attesa. Cercare un posto di lavoro stabile è un cammino stretto e anche più lento. Un diplomato del 2009 ha impiegato in media 4 mesi per un contratto a termine e 10 per avere un lavoro stabile. E, ove possibile, dietro casa. I tecnici di Asel - che hanno coordinato la ricerca - hanno riscontrato che i precari lavorano spesso fuori dal territorio provinciale, mentre chi vuole un lavoro sicuro non è disposto a varcare i confini di Prato. Un'indolenza coerente con quella degli universitari: su 795 nuovi immatricolati nel 2010 ben 730 non si sono spostati dall'ateneo fiorentino (compresi i 37 studenti in forze al Pin), mentre una sparuta minoranza ha scelto Bologna (35 i casi) o Pisa (14). I riflettori della problematicità, però, si accendono su chi non studia e non ha un contratto di lavoro. Sono 253 i diplomati del 2009 a cui è toccata questa sorte. Spesso lavorano a nero, altri con collaborazioni di durata inferiore ai tre mesi, un segmento è impegnato in corsi di formazione professionale (25) e nel caso di altri si sono perse le tracce andando a studiare o a lavorare fuori dall'Italia.
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