Il Tirreno

Prato

«Incentivi a chi non delocalizza»

Carlandrea Poli
Matteo Santini consigliere della Lega
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Matteo Santini consigliere della Lega

Santini (Lega) propone il "modello Cota" e bacchetta il sindaco

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PRATO. «La Sasch è stata una delle prime aziende a portare il lavoro in Cina. Si sono visti poi i risultati col fallimento. A conti fatti non ha portato fortuna. Pensare di delocalizzare si può rivelare dannoso per le imprese, ma ancora di più per i nostri lavoratori che rimangono disoccupati». Ad affermarlo è Matteo Santini, consigliere provinciale della Lega Nord e fermo oppositore delle delocalizzazioni. Una battaglia contro chi fa affari fuori dall'Italia che la Lega - ricorda Santini - è impegnata a combattere dal 2004. L'elemento saliente è che ora un rappresentante del Carroccio non esita a puntare l'indice proprio contro Sasch, il gruppo imprenditoriale del sindaco Roberto Cenni che già nella scorsa campagna elettorale dovette fronteggiare l'accusa di aver delocalizzato. Accusa peraltro sempre rigettata dal sindaco, che ha preferito parlare di internazionalizzazione del gruppo anziché di delocalizzazione.  Una polemica alimentata fino a ieri dal Partito democratico per bocca di Massimo Carlesi, leader in consiglio comunale, nonché grande castigatore dei costumi imprenditoriali del sindaco. Ora arriva il fuoco amico. La sortita rientra in un'iniziativa di Santini come consigliere provinciale che ha depositato un'interrogazione per chiedere al presidente Lamberto Gestri e all'assessore allo sviluppo economico Edoardo Nesi uno stop a ogni forma di incentivo o contributo in favore delle aziende "cattive". In buona sostanza secondo Santini la Provincia dovrebbe andare a bussare alla porta del presidente della Regione Enrico Rossi per domandare l'approvazione di una legge in contrasto alla dismissione delle imprese e alla conseguente delocalizzazione delle produzioni fuori dal territorio. Un "no" ai contributi, che secondo Santini dovrebbe andare di pari passo ad un "sì" in favore di incentivi specifici per quelle aziende pratesi che decidono - in controtendenza - di conservare a Prato le sue produzioni e i livelli occupazionali.  «Sono molte le aziende che usufruiscono di incentivi e finanziamenti pubblici, ma che in realtà poi decidono di delocalizzare. A questo, ovviamente, non corrisponde un incremento occupazionale. Infatti - sottolinea Santini - proprio per evitare tutto questo, bisognerebbe definire delle regole sull'erogazione dei contributi pubblici ed erogarli solo nel caso questi siano utili allo sviluppo occupazionale». All'attuale modello toscano il consigliere leghista vorrebbe contrapporre il modello piemontese del governatore Roberto Cota, il quale sta lavorando fin dalla sua elezione ad un piano per riancorare le aziende al territorio disincentivando la fuga di posti di lavoro.

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