Il Tirreno

Prato

Nessun rottamatore. A parte uno

Nessun rottamatore. A parte uno

Cautillo sposa le tesi di Renzi. Curiosi ma distanti Mangani, Santi e Citarella

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PRATO. E' un convinto "renziano di base". Uno dei pochi della - per la verità - magra pattuglia Pd che Prato ha consegnato alla Leopolda per la due giorni del "big bang". Si può dire senza essere smentiti che Andrea Cautillo, trentenne, consigliere comunale a Montemurlo, considerato un po' l'agitatore di animi della politica cittadina, abbia spostato modi e tesi dell'esercito dei rottamatori. Per la verità altro renziano dichiarato ma blasonato è lo scrittore e assessore provinciale Edoardo Nesi, inviato alla kermesse, unico dei pratesi a salire sul palco per un intervento. Applauditissimo.  Finisce qui. Di pratesi arruolati nelle truppe di Matteo Renzi non ce n'è altri: interessati, sì, curiosi anche, ma ancora fermi nel preferire l'aria di casa Pd.  Chi è andato alla Lepolda oltre Nesi e Cautillo? Si contano sulle dita di una mano: Ilaria Santi e Simone Mangani, entrambi consiglieri comunali, Emiliano Citarella, capogruppo Pd in Provincia, Elisa Valdambrini. Punto e basta. E se Cautillo è uscito dalla due giorni entusiasta: «Appena entrato ho respirato un'aria diversa - ha scritto in una nota - si percepiva un reale senso di innovazione e modernità nel modo di fare politica»; «Persone comuni a scambiarsi opinioni... Anche Renzi passeggiava tra la gente come un militante comune»; «Condivido appieno il suo programma. E' giunta l'ora che il Pd si rinnovi per davvero non con una "lavata di viso" ma con un cambiamento profondo che riguardi tutti i quadri dirigenziali del partito perché è troppo tempo che il Pd - prima Ds e Margherita - esprime sempre le stesse facce, a Roma come a Prato e Montemurlo», Santi, Citarella e Mangani hanno tutti utilizzati toni decisamenti più bassi. Ma tutti, altrettanto convinti, a giudicare "sciocco" snobbare una kermesse con migliaia di persone, moltissime giovani, e quasi tutte di sinistra.  «Sono andato a sentire perché mi interessava - è il commento di Mangani - E perché mi pare assurdo liquidare la cosa come se ci trovassimo di fronte a un asino che scalcia. Certo se Renzi a volte pronunciasse la parola "sinistra" mi farebbe piacere. Ma sono convinto - conclude - che per il partito sia meglio tenere Renzi dentro piuttosto che lasciarlo scappare».  «Da non "renziano" sono andato a sentire il dibattito perché sono una persona molto curiosa e alla quale piace il pluralismo». Ma non solo, per Emiliano Citarella: «è il popolo che ha partecipato al big bang che mi interessa: centinaia di giovani, di liberi professionisti, di precari, che hanno messo a confronto le idee. Certo la sintesi non può essere che quella del partito che Bersani rappresenta, ma l'esperienza è stata bella e positiva». Infine Santi che ammette di essere rimasta un po' delusa: «Perché mi aspettavo qualcosa in più nella concretezza della proposte - spiega - ho sentito tante idee, alcune buone altre meno, ma nessun progetto vero sui i temi che dovrebbero starci a cuore: dai giovani al lavoro. Non mi piaccino i personalismi - conclude - ma è anche vero che boccio sia i "rottamatori" sia gli "snobbatori"». Una stroncatura netta di Renzi è venuta - attraverso Facebook - da Gilda Fronzoni, segretaria Pd a Montemurlo: «Al buon Matteo non affiderei nemmeno i miei tre gatti».

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