Il Tirreno

Prato

Le associazioni stringono la cinghia

Maria Lardara
Negozi in centro
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Negozi in centro

Negozi che chiudono, soci morosi che aumentano, tagli alle iniziative

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 PRATO. Tirano la cinghia e fanno economia. Si frugano in tasca e fanno marketing associativo. Non assumono nuovo personale ma nemmeno lo riducono. E strizzano l'occhio anche ai soci di etnia stranieri, anche cinesi. Certo, non li trova indifferenti sapere che a pochi chilometri la più grande associazione di categoria fiorentina, ovvero Confesercenti, ha annunciato solo pochi giorni fa il taglio di 35 dipendenti su un organico di 200 unità.  A Prato una brutta notizia in casa Unione commercianti e Confesercenti, ma anche la dimostrazione di come i conti di un'associazione siano da gestire e tenere sotto controllo come fossero quelli di un'azienda a tutti gli effetti. In tempi di vacche magre per tutti, un occhio di attenzione in più è d'obbligo per Gianluca Niccolai e Aldo Lorenzi, direttore rispettivamente di Unione commercianti e Confesercenti. Ultimamente sono sì dolori, ma fortunatamente non abbastanza da mandare a casa i lavoratori. Risparmio è la parola d'ordine. «Abbiamo deciso di eliminare manifestazioni storiche come "Sapori e Colori" e "Percorsi golosi" anche perché le stesse imprese sono attente a fare meno promozione e più incassi», sottolinea Gianluca Niccolai, a capo di un'associazione la cui struttura organizzativa dà lavoro a 28 dipendenti a fronte di 2600 associati. «Con grande fatica siamo riusciti a mantenere questo bacino nel corso degli anni grazie al turnover fra i negozianti che chiudono e aprono. Puntiamo sempre più sull'offerta servizi come contabilità e paghe». Le casse della Confesercenti fiorentina piangevano da qualche anno. «Non abbiamo registrato nessun calo di fatturato, ma sono diminuiti i contributi versati tramite l'Inps dentro l'associazione - fa sapere Niccolai -: un calo del 15% negli ultimi due anni».  I soci "morosi" verso l'Inps con il conseguente venir meno di introiti per l'associazione, stanno aumentando anche in casa Confesercenti. Le cui dimensioni sono paragonabili a quelle di un'azienda media con 50 dipendenti, 5 sedi e quasi 4mila associati (di cui la metà soci pensionati). «Noi abbiamo investito sull'apertura di una nuova sede a Calenzano nel marzo scorso - sottolinea Lorenzi -. Ciò non significa che non si soffra. Se non si sono ridotti i soci è perché siamo noi a cercare i nuovi iscritti, invertendo l'approccio dell'associazione». E se il saldo è positivo è anche perché le associazioni di categoria stanno diventando sempre più multietniche in una realtà dove il commercio parla lingue diverse. Un'ottantina di imprese cinesi che operano nel settore bar e ristorazione si sono iscritte alla Confesercenti. «Sono per lo più commercianti che hanno frequentato in sede corsi di formazione professionali e poi si legano a noi per usufruire dei servizi». All'Unione commercianti vanno forti i pachistani, indiani ed egiziani che hanno per lo più esercizi di somministrazione dentro le mura.

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