Sicurezza
Interporto, in arrivo dieci milioni
Accordo tra i soci. I progetti di sviluppo esteri portano in Cina e Marocco
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PRATO. Moderatamente ottimista. Angelo Pezzati, presidente di Interporto, non vede più così nero il futuro della piattaforma logistica della Toscana centrale perché, da un lato, ha incassato la promessa dei soci (45% Comune, 20% Popolare di Vicenza, 12% ciascuna le Camere di commercio di Prato e Firenze, 4,6% Regione) di una lauta elargizione di denaro - circa dieci milioni di euro senza necessariamente andare a una ricapitalizzazione - e dall'altra, grazie ai buoni uffici del sindaco Roberto Cenni che ieri ha incontrato i vertici della Popolare di Vicenza, prenderé tempo grazie alla ristrutturazione del debito: circa una trentina di milioni «che vengono da lontano» ha detto il sindaco, di esposizione bancaria a fronte di ricavi annui per 2 milioni 200mila euro ma con un patrimonio in immobili che oscilla tra gli 80 e i 100 milioni.
Certo ancora nulla è stato messo "nero su bianco" (lo sarà nella prossima assemblea fissata prima di Natale) e non sono i 20 milioni che Pezzati avrebbe voluto per avviare anche la fase dello sviluppo «ma serviranno - è convinzione dell'assessore al Bilancio Adriano Ballerini - a mettere in sicurezza la società». Ovviamente soddisfatto del risultato il presidente Pezzati: «Perché i soci hanno dimostrato di aver recepito al situazione - dice - e perché anche in questa fase di difficoltà economica hanno convenuto sullo sforzo da fare». Si può affermare dunque che il percorso, per quanto faticoso, per rilanciare Interporto è avviato. Percorso medio-lungo (anche i tempi verranno definiti il sede di assemblea), nel quale i soci, ciascuno per le quote di proprietà, saranno chiamati a versare - per tranche successive - i 10 milioni. La formula attraverso la quale verrà fatta questa iniezione di liquidità è tutta da trovare (al Comune spetterà mettere la fetta più consistente) ma gli analisti stanno già pensando a forme di prestiti obbligazionari. Quando cioè Interporto sarà in migliori condizioni, il denaro potrà rientrare nelle casse pubbliche. Il piano di salvataggio della piattaforma logistica prevede però anche altro. In primis la vendita di alcuni immobili, come già annunciato tempo addietro dal presidente «senza che questo intacchi - ha ribadito - il patrimonio della società» ma con qualche perplessità da parte del cda e un contenimento sostanzioso delle spese di gestione. Un risparmio immediato potrebbe arrivare dal mancato rinnovo del contratto di direttore, ruolo ricoperto fino a poche giorni or sono da Paolo Volta, esperto di logistica e docente universiatario. Il suo contratto è scaduto ed è probabile che si cercheranno formule meno onerose.
Una delle idee sul tavolo, ma ancora tutta da sviscerare, è quella di affidare un doppio incarico al presidente Pezzati. «Parallelamente - aggiunge il presidente - vogliamo aumentare la produttività delle società di servizio». Ed è questo un capitolo a parte e per certi versi nuovo della gestione della piattoforma. La volontà è quella di riversare su Tpi, una società di scopo costituita al 30% da Interporto Service (90% Interporto Spa, 10% Camera di Commercio di Prato) e al 70% da Logica, una società veneta, una serie di nuovi servizi, a partire dalla manuntezione complessiva della piattaforma, nella convinzione che «la determinazione del privato di fare guadagni - continua Pezzati - porterà benefici anche alla parte pubblica». Infine i progetti "esteri" che vanno lungo due direttrici: Cina e Marocco. Sul secondo stanno lavorano - a livello politico - il sindaco e il presidente del consiglio Maurizo Bettazzi.
"Il Marocco - spiega Cenni - importa dall'Europa il 95% dei prodotti tessili interni. Stiamo lavorando affinchè questo flusso commerciale passi anche attraverso l'Interporto di Prato". Sul secondo, invece, lavora Pezzati: «Dalla Cina ogni settimama arrivano nei porti di Genova, La Spezia e Napoli, cinque navi di container di merce cinese da movimentare. Il nostro obiettivo è che uno dei punti di raccolta e di partenza diventi la piattaforma pratese».
Certo ancora nulla è stato messo "nero su bianco" (lo sarà nella prossima assemblea fissata prima di Natale) e non sono i 20 milioni che Pezzati avrebbe voluto per avviare anche la fase dello sviluppo «ma serviranno - è convinzione dell'assessore al Bilancio Adriano Ballerini - a mettere in sicurezza la società». Ovviamente soddisfatto del risultato il presidente Pezzati: «Perché i soci hanno dimostrato di aver recepito al situazione - dice - e perché anche in questa fase di difficoltà economica hanno convenuto sullo sforzo da fare». Si può affermare dunque che il percorso, per quanto faticoso, per rilanciare Interporto è avviato. Percorso medio-lungo (anche i tempi verranno definiti il sede di assemblea), nel quale i soci, ciascuno per le quote di proprietà, saranno chiamati a versare - per tranche successive - i 10 milioni. La formula attraverso la quale verrà fatta questa iniezione di liquidità è tutta da trovare (al Comune spetterà mettere la fetta più consistente) ma gli analisti stanno già pensando a forme di prestiti obbligazionari. Quando cioè Interporto sarà in migliori condizioni, il denaro potrà rientrare nelle casse pubbliche. Il piano di salvataggio della piattaforma logistica prevede però anche altro. In primis la vendita di alcuni immobili, come già annunciato tempo addietro dal presidente «senza che questo intacchi - ha ribadito - il patrimonio della società» ma con qualche perplessità da parte del cda e un contenimento sostanzioso delle spese di gestione. Un risparmio immediato potrebbe arrivare dal mancato rinnovo del contratto di direttore, ruolo ricoperto fino a poche giorni or sono da Paolo Volta, esperto di logistica e docente universiatario. Il suo contratto è scaduto ed è probabile che si cercheranno formule meno onerose.
Una delle idee sul tavolo, ma ancora tutta da sviscerare, è quella di affidare un doppio incarico al presidente Pezzati. «Parallelamente - aggiunge il presidente - vogliamo aumentare la produttività delle società di servizio». Ed è questo un capitolo a parte e per certi versi nuovo della gestione della piattoforma. La volontà è quella di riversare su Tpi, una società di scopo costituita al 30% da Interporto Service (90% Interporto Spa, 10% Camera di Commercio di Prato) e al 70% da Logica, una società veneta, una serie di nuovi servizi, a partire dalla manuntezione complessiva della piattaforma, nella convinzione che «la determinazione del privato di fare guadagni - continua Pezzati - porterà benefici anche alla parte pubblica». Infine i progetti "esteri" che vanno lungo due direttrici: Cina e Marocco. Sul secondo stanno lavorano - a livello politico - il sindaco e il presidente del consiglio Maurizo Bettazzi.
"Il Marocco - spiega Cenni - importa dall'Europa il 95% dei prodotti tessili interni. Stiamo lavorando affinchè questo flusso commerciale passi anche attraverso l'Interporto di Prato". Sul secondo, invece, lavora Pezzati: «Dalla Cina ogni settimama arrivano nei porti di Genova, La Spezia e Napoli, cinque navi di container di merce cinese da movimentare. Il nostro obiettivo è che uno dei punti di raccolta e di partenza diventi la piattaforma pratese».
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