Finanza
Tra le stoffe ecco i dipinti di Dolci
ha collaborato Luana Cecchi
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La caratteristica firma di Dolci Opere sconosciute scoperte al Fabbricone durante una visita guidata
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PRATO. L'arte al Fabbricone non è più solo teatro. Nella vecchia - grande - fabbrica adesso arte è anche pittura. E ha un nome: Guido Dolci. Non poteva che essere del pennello di un artista-artigiano, il tratto di cinque pannelli ritrovati nella stanza campionario di quello che oggi è il lanificio "Fratelli Balli". Una storia che ha dell'incredibile e che ha restituito a Prato il lavoro di uno dei suoi pittori più noti. Il calendario deve tornare indietro di qualche giorno. A domenica scorsa quando un gruppo, nutrito, di appassionati è andato a visitare il Fabbricone. La fabbrica pratese, per antonomasia. Il luogo dove dalla fine del 1800 si produce il panno e che ha avuto fino a 2000 dipendenti. Alla guida della comitiva, ovviamente con a fianco il proprietario Romeo Balli, l'architetto pratese, esperto di archeologia industriale, Giuseppe Guanci. Il luogo è magico non fosse altro perché ogni pratese ha qualche storia da raccontare legata ai propri babbi o nonni e a questo immenso edificio. Motivo per cui, in tanti, avevano colto al balzo l'occasione di visitarla. Ma la vera magia, quella inattesa, si è concretizzata quando il gruppo è arrivato nella sala campionario. Sul muro c'erano dei pannelli e da alcuni visitatori è partito un mormorio. Quei pannelli, non ancora attribuiti, erano del tutto simili a quelli che Maria Vittoria Bardazzi, in quel momento parte della comitiva, ha a casa e che sono stati realizzati dal pittore Dolci. A qualcuno è parso anche di riconoscerne la firma ed ecco che l'attribuzione è stata automatica. «I pannelli - ha spiegato Romeo Balli - erano sotto della carta da parati che abbiamo rimosso negli anni Ottanta. Sinceramente finora però non avevamo pensato al Dolci né tantomeno di farli vedere ad esperti». «Nei giorni successivi alla visita - ha quindi aggiunto Guanci - sono tornato al Fabbricone, sono andato a casa della signora Bardazzi, ho confrontato i soggetti e le firme. E non ho avuto dubbi: sono di Dolci». Di Dolci proprio come quelli del Politeama, della Pubblica Assistenza, di alcune ville toscane e di quelli, andati perduti, che erano al caffè Bacchino e al ristorante Baghino. Ilenia Reali
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