Gioco
Dal vicolo in centro alla grande fabbrica storia dei tintori Silli
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Una veduta del centro storico costellato di ciminiere2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Le prime notizie della tintoria Silli risalgono al 1700 e si trovano in un incartamento conservato nell'Archivio storico comunale: «Si parla di una certa Rosa, figlia del tintore Silli, ricoverata all'ospedale». La storia di una delle più antiche famiglie di industriali pratesi parte da lì. A raccontarla il rampollo di quattro generazioni di tintori, Giorgio Silli, classe 1977, diplomato al Buzzi, cuore e cervello però dedicati alla politica. E' infatti assessore della giunta Cenni. «L'appassionato della storia della famiglia era mio nonno Renzo - racconta Giorgio Silli - al quale si deve la costruzione della nuova tintoria che dopo tanti anni di attività si è spostata, agli inizi degli anni Sessanta, da vicolo del Gelsomino in piazza San Domenico, in via Galcianese». Le foto - pubblicate qui sotto - mostrano l'evoluzione della fabbrica: «Che in vicolo del Gelsomino cresceva in altezza per mancanza di spazi attorno - racconta Giorgio - con la vasche al pianterreno e il resto delle lavorazioni ai piani superiori. Una situazione che era divenuta insostenibile». E partirono i lavori in via Galcianese «che allora era poco più di una strada di campagna con attorno solo campi». Partirono però grazie all'impegno di nonno Renzo. «Quell'anno, era il 1959 - ricorda Giorgio - il nonno non fece un giorno di ferie. Tranne il 15 di agosto. Sotto l'ombrellone, in Versilia, prese carta e penna e si mise a disegnare la sua futura fabbrica». Divenne come lui la voleva: con la ciminiera più alta di Prato («lo restò per un certo periodo») e con il grande deposito d'acqua esterno a forma di sfera «che nessuno a Prato era riuscito a realizzare e il cui progetto venne affidato a un cantiere navale di Viareggio». Ma la svolta dei tintori Silli avvenne grazie all'intuizione del bisnonno di Giorgio, Alessandro Silli. «Siamo poco prima della Grande Guerra. Il mio bisnonno capì che il costo dei prodotti chimici sarebbe andato alle stelle». Ebbe ragione. «In una casa di campagna a San Baronto dove era sfollato assieme alla famiglia, riempì un magazzino di colori e prodotti chimici - racconta Giorgio - e alla fine della guerra li rivendette guadagnando qualcosa come cinquanta volte l'investimento fatto». Così la tintoria Silli passò da impresa artigianale a industria per decollare e arrivare fino a oggi.
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