Il Tirreno

Prato

La città saluta monsignor Francioni l'uomo del dialogo

Monsignor Francioni in una bella foto davanti alla Cattedrale e la benedizione del vescovo Simoni
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Monsignor Francioni in una bella foto davanti alla Cattedrale e la benedizione del vescovo Simoni

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PRATO. La comunità pratese è in lutto per la morte di monsignor Eligio Francioni. Vicario da 34 anni prima col vescovo Fiordelli poi con Simoni ha avuto un ruolo centrale nella vita della città. In punta di piedi, da dietro le quinte, più volte il suo intervento è stato fondamentale per ridurre le divisioni. Eligio Francioni nacque a Javello di Montemurlo il 5 settembre 1931, da una numerosa famiglia di contadini che da pochi anni si erano trasferiti dalla campagna di Calenzano. Cresciuto accanto al grande parroco montemurlese Paolino Contardi, a 13 anni entrò nel Seminario di Pistoia. A 17 anni decise però di uscire dal cammino di preparazione al sacerdozio. «Salvò - ebbe a dire don Eligio qualche anno fa in un'intervista - la mia vocazione un frate buono e sapiente di Galceti, padre Malachia Massai».  La famiglia Francioni, infatti, da poco si era trasferita ai piedi del Monteferrato, non lontano da Montemurlo ma nel Comune e nella Diocesi di Prato». Ad un'età insolita per rientrare in Seminario, per quell'epoca, fu accolto dal Seminario di Arezzo. Eligio Francioni sarebbe diventato sacerdote aretino, dunque, se monsignor Pietro Fiordelli, da poco vescovo a Prato, saputo di questo seminarista dalla famiglia ormai pratese, non avesse chiesto e ottenuto dal vescovo di Arezzo che il giovane chierico venisse a Prato. Qui fu dunque ordinato sacerdote il 29 giugno 1956.  Fiordelli lo tenne con sé alcuni mesi con segretario. Alla fine di novembre di quello stesso anno lo nominò - lui che erano sacerdote ancora «fresco» di ordinazione - prima «economo spirituale» e, un anno dopo, pievano di San Pietro a Iolo, una delle parrocchie più grandi della Diocesi. Qui don Eligio fu parroco davvero tra la gente, padre e amico di tutti, indipendentemente dalle idee politiche che in quegli anni riscaldavano gli animi. Tra le tante opere da lui volute, si ricorda il restauro dell'antica pieve e della canonica, la costruzione dei locali parrocchiali con il cinema, allora frequentatissimo, la scuola popolare.  Negli anni della «Pasqua in fabbrica» - una delle iniziative più rilevanti volute da monsignor Fiordelli - fu cappellano del lavoro. Nel 1975 don Francioni diventa direttore dell'Ufficio pastorale diocesano. Poi, nel 1977, alla nomina del Vicario generale mons. Simone Scatizzi a vescovo di Fiesole, fu chiamato da mons. Fiordelli a ricoprire quell'incarico rimasto vacante. Lo avrebbe tenuto - per due vescovi - fino alla morte. Furono gli anni dell'attuazione del Concilio Vaticano II in Diocesi, della pastorale del lavoro e dei tanti immigrati giunti da ogni parte d'Italia, del consolidamento delle strutture e dei servizi della Diocesi (che solo nel 1954 ebbe un Vescovo residenziale), poi del Sinodo diocesano e, infine, dello storico cambio di guardia in Diocesi, con l'arrivo nel 1992 di mons. Gastone Simoni.  Confermato da quest'ultimo suo primo collaboratore, ha lavorato instancabilmente per attuare lo slancio missionario impresso dal nuovo Vescovo e per portare la Chiesa di Prato nei nuovi scenari sociali, delineati soprattutto dai mutamenti economici del distretto tessile e dall'arrivo di decine di migliaia di immigrati stranieri.  Fautore del dialogo e della collaborazione tra tutte le istituzioni cittadine, se ne è fatto lui stesso promotore senza sosta, contribuendo in modo spesso silenzioso ma efficacissimo alla costruzione continua di quel tessuto coeso che ha caratterizzato a lungo la società pratese e che, nonostante tutte le difficoltà, ha permesso di metabolizzare in gran parte i poderosi cambiamenti sociali degli ultimi decenni.  Innamorato di Prato, dei suoi tesori e della sua storia, è stato il primo e convinto fautore del restauro del patrimonio artistico e culturale della Chiesa di Prato, attualmente tra i meglio conservati non solo in Toscana.  «La Diocesi di Prato perde il suo Vicario generale, il cui servizio, instancabile e disinteressato, rimarrà scolpito nella storia diocesana e anche civile e sociale di Prato», ha commentato il vescovo Simoni.  «Al tempo stesso - ha aggiunto - perde uno dei sacerdoti più fedeli, saggi, buoni, conosciuti e apprezzati. Era innamorato di Cristo e della Chiesa, in particolare della Chiesa pratese a cui si è dedicato da sempre. Per me particolarmente, nel delicato servizio di Vicario generale, è stato un lealissimo collaboratore e un amico. Desideravo fosse al mio fianco per tutto il mio mandato. Posso dire che d'ora in avanti l'espressione «il Vicario di Prato», coniata per l'indimenticabile mons. Fantaccini, può essere applicata a mons. Francioni. Sono sicuro che perso un collaboratore quaggiù acquistiamo un intercessore in cielo. Aggiungo un affettuoso e riconoscente ringraziamento ai suoi esemplari familiari che lo hanno accompagnato con una assoluta dedizione fino all'ultimo». GUARDA LA GALLERIA DI FOTO SUL SITO WWW.ILTIRRENO.IT

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