Lutto
L'ascensore che sconfigge anche i blackout elettrici ha un padrone pratese
Maria Lardara
◗
A destra, la sede della Ep e in alto Luciano Scatena 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Sono stati così geniali nel partorire l'idea che qualcuno della concorrenza ha pensato bene di copiarli, tanto da finire in causa. Il brevetto di "Supermec", il primo ascensore a prova di black-out, non teme rivali. E i claustrofobici più ostinati che hanno il terrore di un ascensore ringrazieranno. Questa è la storia di un imprenditore pratese di successo che non si è accontentato di fondare nel 1981 la "Prato Ascensori" (di cui è ancora consigliere): Luciano Scatena ha superato se stesso costruendo un piccolo impero come presidente della Ep Elevatori. Dallo stabilimento di Vecchiano, dove operano 97 addetti, esce qualcosa come 1.600 elevatori prodotti in un anno. Ma c'è un perchè se a Prato si trova la sede legale della Ep Elevatori (creata nel 1991 insieme al socio Franco Antonelli di Montecatini), in via Querceto: è a Prato infatti che guardano i progetti d'investimento futuri dell'azienda. «Qui rimane pur sempre il cuore della nostra amministrazione e sempre qui stiamo ottenendo buoni riscontri di mercato - spiega il presidente della Ep, Luciano Scatena - La volontà è di tornare a investire in questo territorio. Mi piacciono i pratesi perchè hanno la caratteristica di non abbattersi mai. All'epoca decidemmo di localizzare la produzione a Vecchiano per la comodità della posizione rispetto all'aeroporto di Pisa e al porto di Livorno». Rivoluzionaria l'ultima scoperta che gli ingegneri della Ep hanno tirato fuori dal cilindro: un ascensore capace di viaggiare fino a un massimo di 250 volte anche senza corrente e con un bassissimo impatto energetico paragonabile alla potenza di un phon (0,55 chilowatt). Un migliaio i pezzi messi in produzione finora dalla fabbrica di Migliarino (400 nell'ultimo anno), pensati per un mercato residenziale e per condomini che arrivano fino a un massimo di cinque-sei piani. «Il principio - spiega Luca Barboni, ingegnere della Ep - è lo stesso di un telefonino alimentato a batteria». Per rimanere prigionieri al suo interno bisogna insomma che l'ascensore si fermi dopo essersi "scaricato". E a Prato "Supermec" è già realtà: è stato installato in alcuni palazzi di viale Montegrappa e Galciana, alcuni prototipi troveranno impiego nella nuova sede della Questura e della Camera di commercio. Ma il mercato in cui sta spopolando è quello australiano, anche se le richieste dall'Italia stanno aumentando. Interessante anche il giro dell'indotto che la Ep Elevatori muove lungo la filiera, creando di lavoro per una cinquantina di piccole ditte di montaggio. Una parte delle macchine viene installata direttamente, un'altra (soprattutto all'estero) viene commercializzata attraverso la rete di distribuzione. «Le prime "ingegnerizzazioni" alla pratese - come le definisce Scatena - risalgono ormai a qualche anno fa. Avevo nella testa l'idea di produrre un ascensore a basso consumo energetico. Del resto, quando iniziammo a costruire piattaforme elevatrici certificate, altro ramo della nostra attività, ci davano per matti. In questo periodo viviamo una fase di sviluppo: compatibilmente con i volumi che potremo raggiungere in futuro, non si escludono nuove assunzioni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
