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«Sequestrare la merce dei committenti»

«Sequestrare la merce dei committenti»

Lulli: «Il Pd l'aveva proposto ma il governo non l'ha accettato»

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PRATO. «Il blitz della polizia e dei vigili nell'azienda cinese di San Giorgio a Colonica ha reso evidente quale sia il nodo centrale della lunga filiera delle produzioni illegali». Andrea Lulli, deputato Pd, componente della commissione parlamentare Attività produttive e componente della commmissione d'inchiesta contro la contraffazione, oltre a congratularsi con «chi ha indagato e operato in quell'indagine», punta il dito sulle committenze italiane «che spesso stanno alla base delle produzione irregolari». Nel laboratorio cinese di San Giorgio venivano prodotte borse griffate Dolce & Gabbana e Celine. «E' molto probabile - spiega Lulli - che i committenti, in questo caso due firme dell'alta moda italiana e francese, non sapessero chi, alla fine della filiera (che di certo è lunga) produceva materialmente le borse. Anche se, io credo, ci sia molta ipocrisia. I committenti però - aggiunge - hanno contatti con un intermediario su piazza che è l'anello della catena che spesso si arricchisce di più e più facilmente». Il Dolce & Gabbana di turno ha rapporti con il terzista sul territorio che prende l'ordine e che a sua volta intermedia le lavorazioni: più basso il costo, più alto il guadagno. «Un giro ricchissimo - continua Lulli - che marcia a suon di denaro contante e che è molto difficile da bloccare». Il tutto, ovviamente, non influisce minimamente sul prezzo finale dell'oggetto griffato che resta esorbitante: che la borsa sia stata fatta nel laboratorio cinese del Macrolotto zero a pochi euro o da qualche altra parte, con costi di mano d'opera sempre più alti e tasse sul lavoro versate regolarmente, sul cartellino in vetrina gli zeri non diminuiscono.  «Per fermare le produzioni illegali - continua il deputato - torna di attualità quanto il Pd aveva proposto in una serie di emendamenti che il governo, però, non ha mai voluto accogliere: la necessità del sequestro e della distruzione del materiale prodotto illegalmente». Per legge le forze dell'ordine che mettono le mani su merce prodotta fuori dalle regole, possono sequestrarla unicamente se la merce è di proprietà di chi la produce. «Azione vietata invece - aggiunge Lulli - se la produzione avviene per committenza. Il Pd aveva individuato una via breve, esclusivamente amministrativa, senza passare attraverso il sequestro penale, per arrivare all'acquizione e alla successiva distruzione delle produzioni illegali, strada che però è rimasta non percorsa. Io invece sono convinto - continua - che sia l'unica via efficace per limitare i danni». Per Lulli esiste anche un secondo ordine di problemi: «Che riguardano - spiega - il rischio che si favorisca la contraffazione. Le imprese illegali che producono materiale griffato - aggiunge - possono replicare all'infinito anche con materiali diversi, magari meno pregiati, gli oggetti. Chi controlla - conclude Lulli - quanto prodotto fa un laboratorio cinese? Se mille borse per la griffe e diecimila per il mercato illegale?» C.O.

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