La manifestazione
Prevale lipotesi omicidio-suicidio, ma sono tanti i punti da chiarire
Sara e Imad, caso irrisolto
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Sara Baldi trovata morta col fidanzato il 26 luglio Dopo due mesi manca ancora il risultato dello stub
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PRATO. Sono passati ormai due mesi dalla scoperta dei cadaveri di Sara Baldi, 23 anni, e del fidanzato Imad Merouane, 27, nell'appartamento al primo piano di via Ariosto 17, e ancora manca un tassello decisivo per chiudere il caso: i risultati dell'esame dello stub sui corpi dei giovani. Risultati indispensabili per capire se, come sembrano convinti gli inquirenti, si è trattato di un caso di omicidio-suicidio. Le prime indiscrezioni sull'esito dell'esame (tracce di polvere da sparo su tutti i protagonisti della vicenda) non sono state confermate. Anzi, ufficialmente, passati 60 giorni da quella tragica mattina, il Reparto investigazioni speciali dei carabinieri non è stato ancora in grado di dare una risposta alla Procura pratese. Possibile che servano più di due mesi per avere un riscontro di questo tipo? Se lo chiedono in molti, abituati come siamo a vedere in televisione le fiction dove le investigazioni scientifiche sono rapidissime e risolutive. Ma quella, appunto, è fiction. La realtà sembra molto diversa e a questo punto, sconfortante. Il clamore suscitato dalla morte di Sara e Imad, i tanti articoli e servizi televisivi sulla vicenda, hanno creato una grande attesa sull'esito della vicenda, esito che però non sembra vicino. Come detto, gli inquirenti sembrano convinti che non ci siano ipotesi alternative all'omicidio-suicidio (Imad che spara a Sara con un fucile di proprietà del padre di lei e poi si uccide con la stessa arma). Ma restano da chiarire alcuni punti di non poco rilievo. Perché i due fucili presenti nella casa sono stati trovati dal padre di Sara a qualche metro di distanza dai corpi? Qual è il vero movente dell'omicidio-suicidio? Com'è possibile che i due spari non siano stati uditi da nessuno nella notte e che nessuno sia andato a controllare che cosa era successo? La Procura è convinta che non tutto sia stato raccontato. L'inquinamento della scena del crimine, ammesso subito dal padre di Sara (fu lui a portare via i fucili su consiglio della madre) potrebbe essere stato più pesante di quello finora accertato. In particolare, i primi a entrare nella casa di via Ariosto notarono subito che l'appartamento era a soqquadro: cassetti aperti, carte e vestiti buttati per terra. Qualcuno cercava qualcosa? Lo ha trovato e rimosso? I risultati dello stub, intanto, potrebbero mettere un punto fermo sul fatto più grave, la morte dei due giovani. Ma i risultati, appunto, tardano ad arrivare. Perché il caso di via Ariosto sarebbe un buon soggetto per una fiction, ma è solo un pezzo di realtà. P.N.
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