Sicurezza
Costruiamo insieme "Prato com'era"
Paolo Toccafondi
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Il Lanificio Pecci allangolo tra via Ferrucci e via Valentini (dove oggi cè la Bnl) Sopra, nella foto grande, via Zarini solcata dalla gora Sul nostro sito l'album fotografico della città aperto al contributo di tutti
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PRATO. Sarà un deposito della memoria cittadina, un album fotografico collettivo, per ricordarsi com'era una Prato che non c'è più o che è profondamente cambiata. La Prato dagli anni Cinquanta fino agli anni Novanta, prima delle grandi trasformazioni vissute nell'ultimo ventennio. E' questa l'iniziativa che il Tirreno lancia coinvolgendo i lettori e tutti i pratesi. Non vuole essere un'operazione nostalgica all'insegna del "si stava meglio prima". L'idea nasce da una considerazione diversa. Una città che ha vissuto profondi cambiamenti nell'arco di 40 anni (l'immigrazione dal Sud d'Italia degli anni Sessanta e Settanta e il conseguente boom della popolazione, i paesi-frazioni diventati periferie, la trasformazione dell'industria tessile, l'evoluzione da città-fabbrica a città compiuta) fino alle novità dirompenti dei fenomeni più recenti (l'immigrazione dalla Cina e il boom di presenze straniere) ha bisogno di ricucire un tessuto di memoria (dei luoghi, delle manifestazioni, delle attività) che le immagini aiutano a restituire con immediatezza. Ne ha bisogno chi ha visto quei luoghi e vissuto quegli anni, e può cedere all'onda dei ricordi. Ne ha bisogno anche chi conosce solo la Prato di oggi e potrà così misurare i cambiamenti e il passaggio del tempo. Questo non significa che cedere ai ricordi o alla sorpresa del confronto debba presupporre il rimpianto. Anzi, le bellissime foto che Ranfagni ci ha messo a disposizione come primo contributo al nostro "archivio della memoria" (una piccola parte del ricchissimo giacimento di cui il fotografo dispone) fanno riflettere e fanno anche giustizia di tante affermazioni approssimative, spericolate e molto interessate dei nostri giorni, per esempio sul centro storico. Il confronto, al netto della nostalgia di ognuno per i suoi bei tempi andati, è spesso ingeneroso per il passato. Quante volte abbiamo sentito il refrain del centro abbandonato a se stesso in questi ultimi anni, degradato rispetto a una mitica età dell'oro degli anni Settanta e Ottanta. Ah, nostalgia canaglia. Com'è facile sovrapporre il rimpianto per i propri anni migliori alla realtà. Perché la realtà, come documentano le foto di Ranfagni, era spesso un po' diversa: palazzi decadenti, sporchi, a volte fatiscenti, anche nelle vie e nelle piazze più importanti, una piazza del Duomo ridotta a parcheggio di auto e pullman come la piazza di un qualsiasi anonimo paesone; perfino piazza del Comune veniva attraversata dagli autobus. E pensare che ancora oggi, Anno Domini 2011, ci sono commercianti che vorrebbero riportare gli autobus in piazza del Duomo nel nome di un ipotetico incremento degli incassi del tutto ipotetico. Quel centro storico era decisamente poco curato, diciamolo, rispetto a quello odierno, anche se forse i portafogli dei pratesi e le casse dei commercianti erano più ricche. Ma quello è un altro discorso. Si può provare invece un po' di rimpianto vedendo l'immagine delle gore che correvano lungo le strade cittadine, immaginando come poteva essere oggi la città se avesse mantenuto quel reticolo d'acqua finalmente pulita (non quella di allora cangiante secondo la moda e i bagni delle tintorie), un elemento di vita e di bellezza che avrebbe reso forse più affascinanti certe strade. Ma avrebbero mai potuto convivere con il traffico dei nostri giorni? Vedendo queste foto ognuno potrà ricavare le sue impressioni, ritrovare luoghi e momenti della propria vita o stupirsi delle differenze. Ma soprattutto vorremmo che ognuno partecipasse alla costruzione e all'arricchimento di questo deposito. Noi lo incrementeremo chiedendo una mano ai fotografi pratesi, alle associazioni, ai personaggi in vista della città (ha cominciato il sindaco Roberto Cenni, qui sotto). Ma vorremmo che il contributo maggiore venisse dai nostri lettori, da tutti pratesi. Toccherà soprattutto ai pratesi affezionati alla loro città dare una mano alla costruzione di questo archivio. E poi goderselo. In fondo è anche un gioco, una caccia al tesoro collettiva: la caccia ai pezzi di un unico grande puzzle che ci rappresenta tutti.
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