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Altre 4 stazioni per la grande Prato

Carlandrea Poli
Altre 4 stazioni per la grande Prato

Fermate dei treni anche a Mazzone, La Macine, Macrolotto zero e S. Lucia

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«Oh, finalmente un piano strutturale degno di questo nome». Non è la sortita dell'uomo della strada, ma di un ingegnere, di Federico Mazzoni dell'Epp - una delle intelligenze sopraffine che gravitano attorno alla giunta Cenni - a condensare la reazione più oggettiva alla mostra del nuovo piano urbanistico affisso da ieri mattina a Urban Center. Passato quasi un anno a gabellare due linee guida - la rigenerazione del Macrolotto Zero e l'interramento della declassata - per l'intero disegno della città, il piano strutturale quello vero, quello completo, è finalmente patrimonio di tutti e l'amministrazione Cenni può dire a pieno titolo di avere una visione globale per il futuro di Prato.

Certo, ancora sulla superficie occupata dal "Misericordia e Dolce" non è stata scacciata l'incognita dei 43 milioni di euro reclamati dall'Asl, sul polo ex Banci lo strumento è la variante al piano Secchi congelata dal sindaco, ma nei rendering sviluppati dagli uffici della pianificazione urbanistica emergono segni di rinnovamento del tessuto produttivo come di quello territoriale. La sfaccettatura più sviluppista è il capitolo trasporti e infrastrutture. Sulla rete ferroviaria la giunta individua una grande potenzialità, inserendo nelle suggestioni la nascita di quattro nuove stazioni: Mazzone, Le Macine, Macrolotto Zero e Santa Lucia.

La direzione di marcia del convoglio del sindaco, comunque, porta in direzione Firenze via tram-treno. Per Cenni sarebbe il progetto più auspicabile, ma incontra l'ostilità della Regione: «Sarebbe pronta in due anni se ci fosse la volontà politica. Ne ho parlato con l'amministratore di Fs e con il ministro Matteoli, ma il bandolo della matassa è la giunta Rossi» spiega Cenni. La nuova linfa nella stagione dei trasporti immagina anche uno speciale collegamento su rotaia per il nuovo ospedale e andrebbe ad integrarsi con la terza corsia dell'A11, contestuale alla nascita del terzo casello e la bretella Prato-Signa. Per gli altri rinforzi bisognerà aspettare il piano urbano della mobilità, scaduto da più di un anno.

Ma è chiaro che Cenni nutre l'aspettativa di un'espansione della città, con 45.000 abitanti in più e 18.000 nuovi alloggi, curandosi però di ridare il giusto respiro al cuore pulsante: il centro. Lo snodo resta il vecchio ospedale: la trasformazione in un parco immaginata dai progettisti sarebbe il punto di partenza per la demolizione degli edifici recenti costruiti alle porte della città antica per liberare le mura e recuperare appezzamenti di verde ben visibili, se necessario spostando i posti auto in parcheggi scambiatori fuori dal centro storico.

L'ambizione sviluppista ma ecosostenibile della giunta Cenni spunta anche nel futuro distretto verde, nel recupero dei Bastioni e soprattutto nel parco della piana che per la prima volta si vede riempito di funzioni vitali: dalla fattoria didattica fino ai servizi ippici, inserendo nel mezzo forme all'avanguardia di coltivazioni e allevamento. Snocciolate le suggestioni, Cenni affronterà le forche caudine, non della partecipazione dei cittadini, ma della Regione.

E sembra voler offrire in partenza all'assessore regionale Marson un volto tutt'altro che remissivo: «A distanza di mesi faccio fatica a comprendere l'entrata a gamba tesa del Pit. Il nostro lavoro fino ad allora era stato applaudito dagli uffici competenti. Al tavolo porterò subito la questione ex Banci insieme a Gonfienti e all'Interporto perché a Firenze si deve cominciare a capire che dobbiamo avere in tutti e tre i casi un interesse di area vasta».

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