Il Tirreno

Prato

Dal pulpito prediche multilingue

Maria Lardara
Don Arrakal (indiano) insieme a don Riaz (pachistano)
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Don Arrakal (indiano) insieme a don Riaz (pachistano)

Su 123 sacerdoti 37 sono stranieri: africani, cinesi, pachistani

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 PRATO. Stavolta il viaggio di padre Arrakkal è stato breve: dalla parrocchia di san Pietro a Galciana a quella di san Pietro a Mezzana. La diocesi cui appartiene, quella di Allepey, è un puntino che affiora appena dalla cartina dell'India. Nella ritrovata casa del Signore a Mezzana, don Joy celebra la santa messa e confessa i fedeli. Ritrovata perché lo studente universitario di teologia morale a Roma, desideroso di fare esperienza pastorale in mezzo alla gente, torna dopo una breve parentesi a Galciana all'angolo opposto della città, sempre come vicario parrocchiale.  Lo aspettano gli 8mila fedeli che fanno parte della comunità di Mezzana. Il cappellano indiano fa già coppia fissa con l'altro vicario presente qui da più tempo, il pakistano don Giuseppe Riaz che due volte al mese celebra nella chiesetta di via dell'Agio la messa in urdu. Le due tonache "trapiantate" a Prato sono la dimostrazione di come, al cospetto di Dio, trionfino amore e uguaglianza. Anche per due popoli in perenne conflitto come Pakistan e India.  Diocesi sempre più multietnica. Questo è tempo di nomine nelle file della nostra Diocesi. E scorrendo la lista delle otto "new entry", si conosce una nuova generazione di ambasciatori di Dio. Preti senza confini. Sacerdoti con una valigia carica di amore universale, quello cristiano che non bada certo al colore della pelle. Su 123 sacerdoti in servizio nei sei vicariati in cui è suddiviso il territorio della Diocesi (Val di Bisenzio, Prato ovest, Prato sud-ovest, Prato sud-est, Prato centro e Prato est) e 78 parrocchie, 37 hanno passaporto straniero. Stranieri però questi ministri di Chiesa non si sentono: davanti a Dio siamo tutti uguali. Sempre più la Diocesi affida a questi preti di oltre frontiera il mestiere di curare le anime. Inutile girarci tanto intorno: la crisi di vocazioni serpeggia da tempo tra gli italiani. «Forse il fatto che nei nostri paesi costituiamo una minoranza ci fa apprezzare e valutare ancora di più il cammino verso Dio, invogliando a dare una testimonianza di fede più forte», ipotizza il vicario di Mezzana don Arrakkal. Prato non fa eccezione. Con una Diocesi più multietnica rispetto a Pistoia, dove il territorio della Diocesi è più esteso (160 parrocchie) e dove i preti stranieri sono solo 27.  Non solo cappellani etnici. C'è prete e prete, si sa. Ci sono anche i parroci di nazionalità non italiana che guidano le nostre parrocchie: fra qualche settimana, quando in ottobre il quadro delle nomine sarà completato, saranno undici. E fra i 37 sacerdoti con provenienze da tutto il mondo, 7 sono incardinati a Prato (ovvero, hanno chiesto di legarsi alla Diocesi di Prato dove svolgere il proprio compito) e 30 si trovano qui per motivi pastorali o di studio. Il primato lo detengono i ministri di Dio che fanno rotta dalle terre dell'Africa (11), seguiti dagli indiani (10), polacchi (6), romeni (4), argentini (2), un cinese (alla chiesa dell'Ascensione al Pino), un albanese, un pachistano e un maltese (a Usella). Argentino è don Walter Asto Gomez, in via di incardinazione nel presbiterio diocesano: è stato nominato vicario parrocchiale di san Pietro a Galciana, dove affiancherà il congolese padre Gabriele Tankwa Lumbele, altro vicario in servizio nella stessa parrocchia. Laddove il territorio coperto è più esteso i vice sono due. Parroco italiano, due vicari stranieri. Come a San Pietro a Mezzana. Due "collaboratori parrocchiali", tanto per utilizzare il vocabolario ecclesiastico, rappresentativi di Pakistan (don Riaz) e India (don Arrakkal, fresco di nomina). L'ondata di clero straniero investe anche le parrocchie del centro storico: l'argentino don Carlo Scarlata (prossimo all'incardinazione in Diocesi) è diventato collaboratore parrocchiale della Cattedrale e di San Francesco.  Quale accoglienza? Parrocchia che vai, sacerdote straniero che trovi. Ma com'è l'accoglienza dei fedeli? «La comunità di Mezzana ha sempre dimostrato grande rispetto per la nostra figura a prescindere dal colore della pelle - racconta don Riaz -. Qui abbiamo legato benissimo. Riceviamo spesso inviti a pranzo dalle famiglie. Una volta che prendi confidenza ti considerano uno di loro». Padre Riaz è l'unico sacerdote pakistano di questa Diocesi. «Per 10 anni ho servito il mio paese: lì la fede cristiana non è certo ben vista. Nel 2005 mi sono trasferito a Roma: volevo conoscere altre esperienze pastorali. Mi è stata data un'opportunità a Prato e l'ho accolta». Parlando con lui si scopre che a Prato 60 famiglie pakistane sono di fede cattolica e, più in generale, cristiana. La figura del prete immigrato può essere d'aiuto per l'integrazione delle comunità di origine, attraverso l'inserimento nelle parrocchie dei nuovi arrivati. «Vengono qui lamentando molte difficoltà legate al vivere quotidiano - racconta don Riaz -, come il rinnovo del permesso di soggiorno».

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