Sicurezza
Nell'area tendenze si respira ottimismo
I.R.
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A destra Alessandro Benelli (Pratotrade) Banci: «Siamo in ripresa, peccato che la lana aumenti ancora»
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PARIGI. Il sorriso rimane ai pratesi. Tra mille difficoltà e con una situazione nazionale e mondiale drammatica poteva essere peggio, molto peggio. Ieri a Premiere Vision l'area tendenze è stata letteralmente presa d'assalto. E i clienti si sono visti per tutto il giorno negli stand. Il 2011 era cominciato bene e dopo una brusca frenata con l'arrivo dell'estate le fiere hanno dimostrato che qualche pezza a Prato si può continuare a fare. A patto che sia bella. «Fino a luglio abbiamo avuto un incremento di fatturato - riferisce Luigi Banci del Lanificio Pontetorto - del 20-30% e questo senza dubbio è un dato positivo non fosse altro per l'inversione di tendenza rispetto al 2009. Ci sono problemi di redditività determinati tra più motivi: il più complicato oggi, fatta eccezione della situazione del paese, è senza dubbio l'aumento della lana. Il prezzo continua a crescere imponendoci continui ritocchi. Addirittura quest'anno decidevamo se accettare gli ordini uno per uno, dopo aver calcolato se poi aumenti delle materie prime e costi delle elaborazioni ci riuscivamo». Anche per Marco Gramigni la situazione non è negativa dal punto di vista dei contatti. «Milano - dice Gramigni - è andata bene e qui sembra che la gente ci sia. I prezzi della materie prime stanno lievitando ma rispetto a questo io non sono particolarmente timoroso: quelli aumentano per tutti anche i nostri clienti comprendono che i ritocchi ci sono e ad essere premiato è sempre il rapporto qualità prezzo ovunque si sposti l'asse». Infatti se pur le fiere cominciano ad avere la tendenza abbastanza positiva l'attenzione ai costi è sempre altissima per tutti e anche a Parigi si assiste una razionalizzazione delle spese importanti. Se l'immagine vuole la sua parte la grandezza degli stand è sempre in linea con l'edizione passate, gli impreditori stanno risparmiando molto sulle spese di personale, alberghi e ristoranti. «Cerchiamo di portare meno personale affidandoci a un po' di più ai rappresentanti - spiegano gli imprenditori - e poi con gli alberghi ci si adatta: ormai il risparmio sugli alloggi è diventato quasi una barzelletta tra noi. C'è anche chi aveva esagerato ed ha avuto rialzare il livello. E se prima Parigi era l'occasione per trascorrere qualche giorno con le mogli, gli amici e la famiglia in questa splendida città ora ci limitiamo a lavorare: albergo vicino alla fiera, e quindi fuori dalla città, e tutti insieme a mangiare negli unici ristoranti che sono qui in zona, e anche noi imprenditori a lavorare nello stand senza svaghi».
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