Il Tirreno

Prato

L'esercito dei pratesi è senza bandiera

dall'inviato Ilenia Reali
A destra e sotto, due immagini di Premiere Vision In basso, Franco Bini
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A destra e sotto, due immagini di Premiere Vision In basso, Franco Bini

Una presenza imponente, 120 aziende, ma niente che le accomuni. Si riparla del marchio

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 PARIGI. Un esercito che combatte la guerra della concorrenza ma senza bandiera. Erano davvero tantissime le imprese pratesi presenti a Premiere Vision, 120 recitano i dati ufficiali, ma non riconoscibili. Comprendere che il distretto tessile toscano era il filo che le univa tutte era impossibile per chi non ha dimestichezza con i loro nomi. Un'imponenza numerica che avrebbe impressionato i tanti clienti presenti a quest'edizione della più importante fiera tessile.  Di fatto Prato fa la moda del mondo ma non lo dice. Non fa sapere che tutti i più grandi stilisti cercano le competenze e l'affidabilità negli ultimi dei distretti della moda rimasti in Europa.  «Il nostro tessuto è legato al tessile, non potrà essere diversamente», spiega Andrea Cavicchi imprenditore del settore dominante a Prato ma da qualche tempo anche editore di Notizie di Prato e di Tv Prato ma «ancora abbiamo problemi nel portare avanti e credere nei nuovi progetti, anche quelli di distretto». «Noi dovremmo chiederci - continua Cavicchi - a chi vogliamo vendere i nostri prodotti, qual è il target dei nostri clienti e cominciare a fare un progetto forte. E soprattutto comunicarlo. Se ognuno di noi avesse messo fuori dallo stand un bollino rosso ci saremmo scoperti in tanti. O se si riuscisse a far passare il messaggio che quel bollino significa Prato e che Prato vuol dire efficienza, innovazione, ricerca, servizio, professionalità, di fatto moda, avremmo già un ottimo risultato». «Un bel gruppo di aziende che hanno prezzo, prodotto e servizio - aggiunge Cavicchi -, già ci sono e basterebbe solo farci vedere non come singole realtà aziendali ma anche come distretto». Il famoso l'unione fa la forza per Prato dunque sembra al momento impossibile.  L'imprenditore Franco Bini è d'accordo col collega Cavicchi sull'esigenza di comunicare all'esterno il distretto come una cosa unica. Per lui è però difficile che possa avvenire: «La crisi ha semmai peggiorato i rapporti tra imprenditori all'interno del distretto. Ha fatto sì che ognuno si chiudesse ancor più all'interno della propria azienda e la gestisse con un "io me la cavo da solo". Questo ha portato anche ad un depotenziamento di Pratotrade».  Sull'argomento interviene anche l'imprenditore Luca Benelli: «Cavicchi sull'esigenza di presentarsi all'esterno con un messaggio comune ha ragione. Secondo me dovrà essere fatta una riflessione sul tipo di attività del Consorzio e modificarne lo statuto. Pecchiamo negli ultimi anni di immobilismo per quanto riguarda la promozione del nostro distretto».  E' concorde con la sostanza del pensiero dei colleghi anche Alessandro Benelli, presidente del Consorzio Pratotrade, che però tende a rimarcare che il consorzio è formato da imprese e che queste negli ultimi tempi poco hanno partecipato all'attività di Pratotrade.  «Tra l'altro una nuova immagine di Prato - continua Benelli - andrebbe costruita. Dopo molto tempo sono tornato a Londra alcuni giorni fa e appena ho rivisto alcuni clienti che mi hanno chiesto spiegazioni sui cinesi di Prato. Non possiamo più sopportare questo: deve passare il messaggio che la città è altro. Da noi sono presenti le aziende che fanno i tessuti dell'eccellenza della moda italiana».  «Comunque - prosegue Benelli - prendo l'occasione di questo dibattito per rinnovare l'impegno prima della scadenza del mio mandato ad organizzare un incontro coi giovani imprenditori per invitarli a frequentare il consorzio e a fornire nuove idee per promuovere e comunicare meglio la nostra attività».  Sui giovani e sulla possibile risorsa che sono per il distretto interviene anche il presidente dell'Unione industriale Riccardo Marini: «All'Unione industriale si è formato negli ultimi anni un gruppo numeroso e strutturato di giovani che gestiscono le imprese pratesi e che sistematicamente propongono iniziative. Hanno tante idee che piano piano cerchiamo di verificare e di mettere in pratica e credo che saranno proprio loro a dare all'esterno un'idea di città e di distretto diversa da quella che abbiamo dato noi».

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