Il Tirreno

Prato

Comune-Consiag, pace da 40 milioni

Cristina Orsini
Comune-Consiag, pace da 40 milioni

Ecco i termini della trattativa: all'azienda il 13% delle azioni di Prato. Stabilito anche il pagamento: 20 milioni cash, altrettanti con l’acquisizione di una parte dell’area ex Banci

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Fare la guerra per fare la pace. Sarà questa la linea che governerà le prossime mosse nella difficile partita tra Comune e Consiag. Un documento durissimo che passerà al vaglio del consiglio comunale contenente le presunte "creste" di Consiag sui servizi è in via di confezionamento. Ma non per spaccare del tutto. Anzi.

Atteggiamento contraddittorio? Più probabilmente tattica. Perché nel gioco di specchi e di rimandi che ormai caratterizza gli scambi tra Comune e azienda del gas un punto fermo c'è. Ed è che la trattativa per superare litigi e fratture è arrivata in una fase calda.

Dopo tanti pranzi, incontri ufficiosi, rare uscite pubbliche, una via d'uscita sarebbe stata individuata. Con una proposta non formalizzata ma ben chiara sul tavolo. Il Comune cederebbe una quota di azioni della spa pari al 13% per arrivate a mantenere ben saldo il 25%.

Non più quindi socio di maggioranza ma con un pacchetto cospicuo sia in Consiag sia in Estra. La valutazione di quel 13% di azioni che Consiag riprenderebbe sarebbe pari a circa 40 milioni di euro. Tanto darebbe Consiag al Comune.

Soldi, tanti. Non tutti cash ovviamente: venti milioni di euro liquidi, altrettanti in beni. Quali? Al Comune verrebbe la proprietà di una parte dell'area ex Banci, pezzo di terra pregiatissimo perché già messo a valore dalla variante Declassata con cambi di destinazione d'uso per trasformarla in area edificabile.

Oltre al denaro, il Comune si troverebbe così ad avere la possibilità di realizzare opere - non per forza un polo espositivo - praticamente a costo zero. Non male davvero. Ed è il giudizio che i ben informati attribuiscono anche al sindaco Roberto Cenni.

La contropartita di Consiag sarebbe la cessazione delle procedure di gara per privatizzare la rete del gas col rischio di togliere a Estra una sostanziosa fetta di patrimonio.

Che senso ha allora ripartire con gli attacchi a testa bassa? Forse per dare un contentino ai "falchi" convinti che la strada giusta sia lo scontro, forse per predisporre la carte di un rilancio verso l'alto. Si vedrà presto.
Per ora resta la linea comune individuata dalla maggioranza - Pdl, Lega, Udc, Fli - riunitasi per parlare di partecipate lunedì pomeriggio.

L'indirizzo è quello di andare a una dismissione della partecipazione del Comune nelle aziende di famiglia - Consiag in primis - anche per avere quell'incentivo previsto nella manovra di Ferragosto. Spetterà a un advisor valutare patrimoni e partecipazioni per quantificare una eventuale buonuscita. Prima di questo però la denuncia pubblica delle spese sostenute dal Comune quindi dei cattidini, per avere i servizi.

Nella riunione di maggioranza è stato Riccardo Bini, segretario Fli, la voce fuori dal coro. Ha dato il proprio ok alla cessione di quote Consiag: «Io le venderei tutte». Ma ha anche chiesto una revisione profonda della gestione in Asm.

A partire dallo statuto che dà tutti i poteri decisionali al cda «ma così eliminando la possibilità del controllo analogo da parte del Comune. Le decisioni - ha detto Bini - devono essere prese dall'assemblea dei soci con un passaggio in consiglio comunale». Ha quindi sostenuto la necessità che ogni azienda, anche Asm, torni a gestire «quello che è il suo core business» eliminando tutto il resto. «Non si può accettare - ha concluso - che un'azienda pubblica acquisisca una società privata, solo per fare affari».

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