Il Tirreno

Prato

Derivati, Giacomelli non ci sta

Il deputato Antonello Giacomelli
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Il deputato Antonello Giacomelli

«Nessuno può alzare polveroni sulla credibilità delle persone o del partito»

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PRATO. Farebbe a meno di intervenire ancora. «Ma deve essere chiara una cosa: se si vuole discutere, dal punto di vista tecnico, la scelta del Comune sugli swap, massima disponibilità. Ma se invece qualcuno vuole sollevare polveroni per mettere in dubbio l'onestà delle persone o dei partiti, allora non ci sto». Operazione derivati: la replica di Antonello Giacomelli, deputato Pd, agli attacchi del Comune. Ma questa volta l'ex vicesindaco con delega al Bilancio nella giunta Mattei, è su di giri.  
Spieghi come andò.
«Si parla di una cosa avvenuta nel 2002: un'operazione che il Comune di Prato fece come tanti altri Comuni italiani, sulla base di un decreto del ministro dell'economia Tremonti che nel 2001 aveva sollecitato in modo diretto i Comuni italiani a usare forme di assicurazione privata e strumenti derivati per intervenire sull'indebitamento».  
Perché?
«Perché era troppo alto: il debito dei Comuni si somma al debito dello Stato e Tremonti dieci anni fa fece un decreto indicando chiaramente le operazioni necessarie a diminuirlo. Al decreto si adeguarono 500 Comuni italiani. Tra cui Roma, Milano, Napoli, Firenze, Pisa, Varese assieme ad altri 494».  
Ma visto che di derivati e di swap ce n'erano di tanti tipi, non è possibile che Prato abbia sbagliato il prodotto o fatto male i conti?
«Partiamo dall'inizio: da che cos'è un titolo derivato. Si tratta di un'operazione finanziaria nella quale un soggetto si fa carico dell'importo di un mutuo. Paga il soggetto al tuo posto e tu riconosci al soggetto mutui diversi, ovviamente più convenienti perchè altrimenti viene a cadere il motivo per farlo».  
Bene, e che situazione c'era a Prato nel 2002?
«Ecco, avevamo dei mutui ventennali a tasso fisso e solo in minima parte a tasso variabile. Erano tutti mutui con un tasso superiore al 6%. Questi erano i tassi del debito che trovai in Comune».  
Ma oggi Cenni continua a lamentarsi dell'emorragia di denaro provocata da tassi fissati dallo swap tutt'ora giudicati troppo alti.
«Bene, vediamo. Leggo i dati diffusi dal Comune: Cenni si lamenta perchè paga un tasso del 4,75%. Cioè più di un punto in meno rispetto al tasso fisso. Non metto in dubbio che ora i tassi dei mutui possano anche essere più bassi: non sulle case però. Ma posto che il tasso era fisso, posto che il mutuo era ventennale, se non avessimo fatto nulla il Comune continuerebbe anche ora a pagare il 6% di interessi. Io credo che la convenienza o meno dell'operazione si debba misurare allo scadere del mutuo, non ora».  La giunta Cenni ha qualcosa da dire anche su come il derivato è stato scelto. «Come abbiamo scelto il tipo di prodotto? Lo spiego subito. Non hanno scelto né il sindaco, né il vicesindaco, né loro fedelissimi. Creammo una commissione di esperti: commercialisti ed economisti che tra le varie proposte che arrivarono al Comune scelse quella che riteneva più conveniente. Ce n'era una migliore? Assieme agli esperti andiamo a rianalizzare tutto. Io non ho problemi».  
Ha creato sospetto, per esempio, che Dexia Crediop abbia prima svolto il ruolo di advisor e poi di banca venditrice dello swap.
«Dexia era stata partecipata dal ministero fino a pochi mesi prima dell'operazione. Aveva rapporti ed era la referente di tutti i Comuni. Non c'è alcun mistero».  
Affrontiamo il tema delle rinegoziazioni che, secondo il Comune, avrebbero ulteriormente peggiorato la situazione.
«Solo che io delle rinegoziazioni non so nulla. Sono state fatte dalla giunta successiva alla mia, ma non dubito che Romagnoli e Bencini sapranno dare spiegazioni altrettanto convincenti».  
L'avvocato Gaetano Berni, che assiste il Comune nel contenzioso con Dexia e che tra l'altro è anche uno dei legali della Sasch, ha lasciato intendere che la vicenda potrebbe avere anche profili penali?
«Ecco questa è una cosa che vorrei proprio capire. Perchè sulla base di questi elementi, qualcuno si ritiene legittimato a parlare di profili penali. Stiamo parlando di operazione fatte a vantaggio del Comune e da persone per bene. Si può discutere se il vantaggio sia stato maggiore o minore, se un prodotto fosse più o meno confacente. Ma se c'è chi pensa di alzare polveroni sulla credibilità del partito o sulle persone, visto che è un tema sensibile su cui non siamo disponibili a trattative, le risposte saranno dure e in sedi anche diverse da quelle della politica».  
Perché, secondo lei, ciclicamente riemerge e in toni sempre più aspri, la questione?
«Non vorrei che a metà legislatura, trascorsa mi pare senza grandi risposte in termini né di progetti e realizzazioni, sollevare polveroni sia il modo per coprire risultati non certo brillanti. Ricordo che nel 2003 Standard and Poor's ha dato un giudizio di rating tra i migliori sulle politiche di bilancio di quella giunta. E Standard and Poor's non è composta da miei fedelissimi». Lei si è detto disponibile a rianalizzare le scelte fatte su swap e derivati. Ma affronterebbe anche un confronto pubblico? «Non vedo l'ora di un confronto aperto con Cenni anche assieme a esperti di politiche di bilancio che siano in grado di dare giudizi sulle scelte fatte. In maniera tale per cui, una volta chiuso il compito di analisi storica che Cenni si è attribuito, potrà finalmente dedicarsi a realizzare le cose che ha promesso».

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