Il dolore
Swap, il sindaco gioca all'attacco
Carlandrea Poli
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Il sindaco Roberto Cenni «Il Comune rischia di perderci 8 milioni: chi ha sbagliato risarcisca i danni»
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PRATO. «Chi ha pasticciato in questo modo deve essere chiamato a risarcire i danni». Vuole usare i toni del monito il sindaco Roberto Cenni. Sugli swap avrebbe di che recriminare alle giunte che lo hanno preceduto. Da strumento di protezione i derivati finanziari sono diventati per il Comune un autentico strumento di tortura, che ha fatto sanguinare il bilancio. Più di cinque milioni di euro sono volati via, altri 2,8 sono stati accantonati dalla giunta - togliendoli dalle disponibilità di spesa - in attesa del verdetto della giustizia amministrativa. È proprio da quest'ultima e, precisamente, dal Consiglio di Stato che si sta alimentando il nuovo fronte di contesa fra Comune e Dexia Crediop. La recente sentenza sul caso analogo della Provincia di Pisa ha stabilito che deve essere il giudice amministrativo ad occuparsene - e non il foro di Londra come scritto nel contratto - e per valutare la congruità dello swap bisogna attenersi al principio di convenienza economica stabilito dalla finanziaria del 2001. Costi occulti, non segnalati in maniera anticipata dalla banca o dalla società di intermediazione devono essere considerati nulli e sono suscettibili di risarcimento. Da qui, le grandi speranze dell'amministrazione, contrastate però da un paio di pericolosissime tagliole. Per capirle è utile una brevissima cronistoria dello strumento. Nel 2002 ai tempi di Fabrizio Mattei sindaco, l'allora vice Antonello Giacomelli sottoscrisse il primo contratto per rendere più sostenibile il debito di 67 milioni di euro. Nel 2004 arriva una prima rinegoziazione e una seconda nel 2006, quando sia per il ruolo di vice-sindaco che per quello di assessore al bilancio si è compiuto il cambio della guardia con un fedelissimo di Giacomelli, Roberto Bencini. Nell'ultimo atto si realizza il pasticciaccio brutto di piazza del Comune. L'amministrazione Romagnoli si impegna in caso di rescissione a pagare una penale di 8 milioni di euro e di rinunciare ad ogni desiderio di annullare il contratto dopo tre anni dalla stipula. Tradotto, dopo il 2009 si è creato un vulnus che solo il giudice amministrativo potrà sbrogliare. Probabilmente non è un macigno, ma unito all'ostacolo tradizionale della giustizia italiana - la lentezza dei procedimenti - Cenni viene invitato dai fatti alla prudenza. Per questo l'istinto di rivalsa verso chi ha azzoppato le finanze comunali si trasforma in un solo attacco al Partito Democratico. E non a quello di governo del passato, ma a quello di opposizione del presente. «Desta meraviglia che mentre la Provincia di Pisa, una volta resasi conto del pessimo accordo stipulato, ha tentato di uscirne, a Prato l'opposizione di centrosinistra una volta discussa la vicenda in consiglio comunale si è astenuta dal votare l'autotutela dell'ente». L'ora della verità comincerà a scoccare il prossimo 23 novembre, quando di fronte al Tar il Comune rappresentato dagli avvocati Pasquale Vulcano e Gaetano Berni aprirà il braccio di ferro con i legali di Dexia. «Eppoi c'è anche il filone penale - dice sibillino Berni -. In proposito è indicativa la sentenza della Corte dei Conti contro Poste Italiane, individuando responsabilità anche nel presidente del CdA, per cui...». Lascia cadere il discorso, ma se truffa aggravata c'è stata allora qualche dirigente del passato dovrà dare qualche risposta e pure qualcosa del suo patrimonio.
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