Il Tirreno

Prato

«Ganzi i pratesi, meno i politici»

Barbara Burzi
Il regista Giovanni Veronesi ieri al Centro Pecci
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Il regista Giovanni Veronesi ieri al Centro Pecci

Il regista Giovanni Veronesi al Pecci per un casting di aspiranti attori

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 PRATO. Un popolo di gente curiosa, "ganza" e sottovalutata dalla classe dirigente. Così sono i pratesi per il regista Giovanni Veronesi, che dopo tanto tempo è tornato a lavorare nella sua città. Per farlo ha scelto il Museo Pecci, il luogo che lui definisce addirittura la cosa che più gli piace di Prato. E da qui parte lo stage on tour, un casting itinerante di attori.  Questo darà la possibilità a un selezionato gruppo di persone di partecipare a uno stage di due giorni gratuito con il regista pratese, diventato il numero uno della commedia italiana. Lo abbiamo incontrato tra a un provino e l'altro, mentre si dedica al suo manuale di cinema.  Dopo tanti anni torna a Prato per affrontare il suo primo lavoro nella sua città. Che cosa la porta a riconsiderare Prato anche da un punto di vista culturale?  «Non contano le radici se si ha stima delle persone. E io ho molta stima dei cittadini pratesi, molta meno dei politici e delle amministrazioni che li governano».  Che cosa le piace tanto dei pratesi? «Sono i più ganzi e i più curiosi che io conosca. Prima di altri nel loro lavoro hanno fatto uso di tecnologie e macchinari avanzati, che altrove nemmeno si sognavano di avere».  Cioè?  «Le faccio un esempio: oggi mentre venivo da Roma a Prato mi sono accorto che questa è l'unica città dove al casello autostradale c'è più fila al Telepass che all' uscita con il biglietto. Sembra una cosa banale, ma è significativa di quanto i pratesi siano attenti alla modernità».  In uno dei suoi film, "Italians", ha raccontato come sono gli italiani nel mondo secondo il suo punto di vista. Se dovesse scrivere una sceneggiatura sui pratesi, come li descriverebbe?  «All'aeroporto di solito si riconoscono perché sono quelli che suonano di più al metal detector. Con loro si rischia sempre di perdere il volo, veramente! Una volta, all'aeroporto Roma, mentre eravamo in fila per i controlli al metal detector c'era un pratese che lo faceva suonare di continuo. A un certo punto, chiese a voce alta l'intervento di un odontotecnico perché si era ricordato di avere in bocca un ponte dentale. Questo per dire che noi pratesi, per la nostra voglia di fare battute siamo capaci anche di ridicolizzare noi stessi. Secondo me i fiorentini, per esempio, non lo farebbero».  Nei confronti della sua città non esprime più parole di amarezza. Significa che avete fatto pace? «So solo che questa città è stata sottovalutata dai suoi amministratori anche da un punto di vista culturale. Qui ci sono enormi potenzialità. Basti pensare all'alta concentrazione di collezionisti d'arte rispetto ad altre realtà».  Però se è vero che questa città è stata una fucina di talenti, tanti personaggi che come lei hanno avuto successo, se ne sono andati da Prato. Perché? «Se c'è un proverbio azzeccato davvero è quello secondo cui "nessuno è profeta in patria". Detto questo bisogna dire che le amministrazioni in passato non sono state riconoscenti nei confronti di chi ha contribuito a dare lustro alla città con il proprio successo».  Si riferisce a un episodio in particolare? «Penso a quando Benigni vinse l'Oscar: se non c'eravamo io e mio fratello a organizzare con gli amici di Roberto la diretta da Vergaio con le telecamere di Telepiù, il Comune se ne sarebbe completamente fregato».  Dopo questo stage che prevede la sua partecipazione, i ragazzi potranno recitare in uno dei suoi prossimi film? «Vediamo, perché no. Se saranno molto bravi...»  Quali caratteristiche deve avere un aspirante attore per essere notato? «Dovrà essere se stesso. Se il talento c'è, basta poco per riconoscerlo. In occasione dello stage con me ci saranno anche Margherita Buy, Vauro Senesi e Rocco Papaleo che interagiranno con gli artisti».

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