Attenzione
Lassessore alla Sicurezza vuole istituire un deposito per cautelarsi da chi si rende irreperibile
«Cauzione anti-evasione»
Carlandrea Poli
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Linterno di una confezione cinese dopo un controllo La proposta di Milone: facciamo pagare gli stranieri
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PRATO. Rivaleggiare con la Cina è già di per sé un esercizio in cui si parte sconfitti in partenza. Pensare poi di contrastare un avamposto del grande protagonista della storia del XXI secolo e, soprattutto, i suoi metodi illegali a colpi di ordinanze diventa puro velleitarismo. È questa la consapevolezza realistica quanto amara che ha acquisito Aldo Milone nei due anni da assessore alla Sicurezza urbana per la giunta guidata da Roberto Cenni. Resi insufficienti gli strumenti della politica locale, andare a combattere un'illegalità economica da milioni di euro ogni anno si trasforma in una competenza nazionale. Un dato è sufficiente a confutare ogni speranza di risolvere la pesante evasione fiscale con la bacchetta magica di un'amministrazione comunale: fra il 2010 e il 2011 su 510 aziende cinesi controllate è stata trovata una media di dieci operai con regolare permesso di soggiorno assunti rigorosamente a nero. Il Comune ha fatto una stima delle imposte sottratte al fisco e ha concluso che si tratta di oltre 12 milioni di euro per l'Irpef, 734mila per l'addizionale regionale e 489.600 per l'addizionale comunale. E pensare che si tratta soltanto di un terzo del campione di tutte le confezioni orientali iscritte alla Camera di commercio. «Basta, non possiamo più permetterci di perdere ogni anno almeno mezzo milione di addizionale comunale - taglia corto l'assessore Milone - Occorre che il Parlamento approvi una norma per imporre il deposito cauzionale a tutti gli extracomunitari che abbiano intenzione di aprire una partita Iva. Penso a una cifra congrua, di 40.000 euro da trattenere eventualmente per le imposte non pagate e da restituire a chi si sarà comportato in maniera limpida alla fine della sua attività. Il sindaco ne parlerà oggi a Roma con il sottosegretario Mantovano nel tavolo per la sicurezza». In verità Milone non è restato a girarsi i pollici e a constatare l'inesorabile impotenza di fronte al fenomeno illegale montante. Una forma di tassazione indiretta l'ha trovata dal 2009: le multe - puntualmente pagate dai cinesi - per ottenere il dissequestro dei preziosi macchinari trovati nei capannoni. Nel 2011 sono stati incamerati dall'erario comunale ben 232mila euro, battendo in soli otto mesi l'incasso dell'intero 2010: 228mila. La valenza giuridica dell'azione di Milone, però, ne cela una più squisitamente politica. L'idea del deposito cauzionale vista in controluce rivela non solo l'ennesimo atto della centralità mediatica del guardiano della legalità tale da oscurare in visibilità buona parte della giunta, ma un tentativo di scavalcare nella linea "law & order" gli stessi leghisti. Federico Tosoni, ad esempio, partecipando alla stessa conferenza stampa ha proposto una versione erga omnes della cauzione: «Sto pensando attraverso la Commissione sicurezza di scrivere una lettera bipartisan ai parlamentari pratesi, ai capigruppo in Parlamento e ai ministri Maroni e Tremonti per chiedere un intervento legislativo di questo tipo, con la richiesta di deposito valida anche per gli imprenditori italiani, magari sotto forma di immobili o beni di lusso come garanzia». Ma il Partito democratico per ora non intende sottoscrivere questa proposta. La discriminante della cauzione per aprire una partita Iva, dopotutto, presenta sia nella formulazione di Milone che in quella di Tosoni una controindicazione: limitare la misura ai soli extracomunitari odora di incostituzionalità manifesta, roba da non passare neppure il vaglio del capo dello Stato. Prevedere la cauzione per tutti, invece, cozzerebbe con la volontà del governo di centrodestra di rendere più facile fare impresa, modificando in senso liberista l'art. 41 della Costituzione.
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