Il Tirreno

Prato

«C'è una volpe a guardia del pollaio...»

Paolo Nencioni
Il procuratore Caselli parla al circolo Arci di Cafaggio
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Il procuratore Caselli parla al circolo Arci di Cafaggio

Il procuratore Caselli a Cafaggio: frasi sibilline sul premier

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 PRATO. Il principio di legalità, oggi in Italia, non gode di buona salute. Probabilmente ce n'eravamo accorti, ma a ricordarcelo ci ha pensato ieri il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, intervenendo a un incontro pubblico organizzato dal circolo Arci di Cafaggio.  Caselli è un magistrato che ne ha viste di cotte e di crude, ma superata la soglia dei 70, prossimo alla pensione, ha ancora voglia di parlare di quello che succede nel nostro paese. E non solo sui grandi palcoscenici, ma anche al circolo di Cafaggio, rinunciando a una giornata di mare.  «Il paese attraversa un brutto momento - ha detto l'ex procuratore capo di Palermo - perché uomini di potere danno il cattivo esempio, come potete leggere anche sui giornali di oggi. Non solo per quello che dicono ma anche per quello che fanno, con le cosiddette leggi "ad personam", che sono la negazione del principio di legalità».  Non ha pronunciato nemmeno una volta la parola Berlusconi, evidentemente non ne ha avuto bisogno.  Caselli dà la colpa anche alla tv, «quella tv che spesso manda un messaggio devastante, e cioè che conti solo tu, che tutto è lecito per portare avanti i tuoi interessi: è l'Italia delle regole contro l'Italia dei furbi. E senza regole non c'è partita, vincono i soliti noti».  La prima regola, la più importante, secondo Caselli, è l'articolo 3 della Costituzione: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. Il secondo comma, che attribuisce alla Repubblica il compito di promuovere l'uguaglianza, è il motivo per il quale la Costituzione non può invecchiare e dà fastidio a molti.  Caselli ha ricordato che la corruzione in Italia costa a ogni singolo cittadino, ogni anno, mille euro, e si è accalorato parlando del cosiddetto "processo breve", «che è la morte del processo». La giustizia ha bisogno di efficienza, ha avvertito, ma se da venti anni non si assumono cancellieri, poi è inevitabile che i processi si allunghino: «A Torino passo metà della mattina a tappare un buco qui per riaprirlo là...». Quanto alla cosiddetta "riforma epocale della giustizia", l'ha liquidata con una battuta, sempre senza citare Berlusconi: «E' come mettere la volpe a guardia del pollaio».  La sala era piena e ha applaudito, prima del pranzo sociale al circolo.

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