Il Tirreno

Prato

Incontro con l’ambasciatore Hassan Abouyoub per gettare le basi di un “gemellaggio commerciale”

Prato strizza l'occhio al Marocco

Carlandrea Poli
Mohammed VI re del Marocco
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Mohammed VI re del Marocco

Il sindaco Cenni sta cercando di stringere accordi col distretto di Meknes

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PRATO. Prato corteggia Meknes e pensa a un superdistretto italo-marocchino. Quella che poteva essere soltanto una suggestione di fronte al fallimento di ogni esperimento di dialogo col distretto dei pronto moda cinesi è prossima a trasformarsi in una partnership industriale. Sono mesi che il sindaco cerca i marocchini. A marzo, lontano dagli occhi indiscreti delle telecamere era avvenuto un primo incontro con l'ambasciatore del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub. In quell'occasione non venne stretto nessun accordo, ma la giunta comunale e l'emissario di re Mohammed VI capirono di condividere una storia produttiva e di aver bisogno reciproco dell'altro. Poi, mesi di silenzio fino a quando giovedì sera l'ambasciatore ha ceduto agli inviti di Roberto Cenni e ha partecipato alla festa del Corteggio.  Una volta finita la sfilata, a cena, è ripreso il pressing di Cenni coadiuvato dal presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi e l'accordo ha cominciato a prendere forma. Con protagonista Meknes, ex capitale del Marocco e oggi conosciuta in Europa oltre che per la città storica - tutelata come patrimonio dell'umanità dall'Unesco - anche per le imprese tessili e dell'abbigliamento, alcune impiantate proprio da italiani. Mille risvolti economici potrebbe avere una collaborazione fra il distretto pratese e il tessuto produttivo di Meknes, è il ragionamento che si fa ai piani alti della politica comunale. E proprio perché a dare uno slancio significativo alla collaborazione economica sarebbe la politica, il sindaco e l'ambasciatore stanno pensando di battezzarla con un significativo atto istituzionale: la firma di un gemellaggio fra Prato e Meknes entro la fine dell'anno. Sarebbe un'opzione molto nelle corde di Abouyoub, che non è semplicemente l'uomo del Marocco nel belpaese, ma ha un pedigree da uomo di governo: direttore del Commercio Estero dal 1980 fino al 1990 quando venne promosso ministro dello stesso dicastero; nel 1993 parlamentare e dal 1995 al 1997 ministro dell'agricoltura prima di cominciare la carriera da ambasciatore. Oltre la politica, però, c'è l'economia in gioco. Nei piani dell'amministrazione si pensa di mettere a frutto i buoni rapporti col Marocco - desideroso di affrancarsi da una certa sudditanza nei confronti della Francia - per allungare la filiera del distretto e far confezionare i capi d'abbigliamento in aziende di Meknes.  Un'idea tutto fuorché estemporanea, come spiega l'analisi del presidente dell'Unione Industriale, Riccardo Marini: «Quando andiamo a trattare con i francesi molto spesso scegliamo di confezionare nei paesi del Mediterraneo, Marocco compreso».  Le letture di una possibile intesa col Marocco convergono sostanzialmente fra il leader degli industriali e la giunta, tranne che su un punto: l'ottimismo. La giunta Cenni sta vagliando lo scenario di una cooperazione immediata coi marocchini, magari con un progetto a doppia firma per l'area di crisi. «Bello, ma prematuro - storce il naso Marini -. Dobbiamo aver presente che gli accordi col Marocco, seppure invitanti grazie alla situazione dei dazi favorevole alle nostre imprese, richiederanno del tempo visto che si andranno a toccare dei regolamenti internazionali». Sfumature, nulla di più di fronte ad una prospettiva economica talmente allettante - se andrà in porto - da portare ad un insperato successo di squadra fra industriali e giunta comunale. In un colpo solo il distretto otterrebbe il tanto ambito allungamento della filiera e, forse, pure le ali per agganciare una vera ripresa economica. Con il sindaco pronto a passare alla cassa dai suoi cittadini-elettori.

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