Gioco
La guerra italiana di George l'aviere Usa salvato da una grotta
PRATO. Si appresta a intraprendere il viaggio in Italia, Harry D. George junior, che lo porterà a Calenzano alla fine di settembre per presentare il libro che nel 2006 la famiglia George ha pubblicato. Nel libro si narra tutta la straordinaria avventura di guerra, raccontata da suo padre, il tenente Harry D. George, classe 1918. Il titolo del volume è "Georgio Italiano" edito da Trafford Publishing negli Stati Uniti. Harry era copilota di quel B 25 Mitchel bombardiere medio che cadde sulla Calvana il 22 giugno del 1944.
«Ci sono stato a 10.000 piedi in Italia» era solito raccontare Georgio. Era partito quel pomeriggio, assieme ad altri 29 aerei del suo gruppo con la missione di distruggere un ponte ferroviario a nord di Prato per interrompere i rifornimenti alle truppe tedesche verso sud. Il punto esatto erano i ponti della ferrovia in direzione di Gricigliana (Cantagallo). L'aereo fu abbattuto dalla contraerea tedesca posizionata a Stavolaccio, un colle sopra l'abitato di Vernio. Il nome che portava sulla fusoliera era Mckinley jr. high. Numero di coda 7c ed apparteneva al 487º th bomb. Squadron di stanza in quel periodo ad Alesan in Corsica. Harry ebbe la fortuna che il suo paracadute si aprì, si ritrovò in un bosco dove fu trovato da due persone eccezionali, Giuseppe Ferri e Nello Niccoli, all'epoca mezzadri in un podere di Panzano. Lo aiutarono nascondendolo in una specie di grotta, in un luogo impervio del bosco, rischiando la vita, qualcuno tutti i giorni gli portava qualcosa da mangiare. Quel luogo è rimasto nella memoria popolare come "La buca del pilota".
Questa è una storia vera, la storia di un aereo abbattuto sul nostro territorio, la solidarietà che non conosce confini e si trasformò, finita la guerra, in una grande amicizia fra uomini. E' stata la ricerca appassionata del giovane Stefano Bettarini che ha permesso di trovare alcuni tasselli per ricostruire con esattezza questa storia di guerra. «Ero già ricercatore di reperti bellici, ma tutto iniziò da un vecchio coperchio, di rude fattura, in alluminio che possedeva mia madre - racconta Stefano Bettarini - lei mi raccontò che quel coperchio era stato fatto da un poveruomo che si guadagnava da vivere costruendo oggetti con materiali di recupero e visto il periodo con materiali bellici. Quel coperchio - l'uomo raccontò - che lo aveva fatto con i pezzi dell'aereo che cadde a nord della Calvana. Iniziarono così le mie ricerche per molti anni senza esito, ma casualmente in questi ultimi tempi sono potuto risalire ai fatti di quei giorni con la massima esattezza, grazie a testimonianze e al signor Marino B. che mi ha fornito tutte le informazioni dell'impatto a terra dell'aereo in quanto all'epoca testimone oculare, che mi ha permesso di approfondire le mie ricerche».
Nel libro, Harry D. George, protagonista della storia, racconta: «Appena sganciato il nostro carico di bombe fummo colpiti dalla contraerea, il motore di sinistra prese fuoco, sembrava che qualcuno tirasse l'aereo da una parte, il primo pilota Tom Casey fu colpito dalle schegge della contraerea su molte parti del corpo e anche alla testa, presi immediatamente il comando dell'aereo cercando di tenerlo diritto, se fosse andato in testa coda la forza centrifuga avrebbe impedito ad ognuno di noi qualsiasi movimento, ma subito dopo sentii dietro di me un'altra forte esplosione, un altro colpo di contraerea aveva centrato la fusoliera uccidendo il nostro mitragliere di lato, il sergente Paul K. e facendo anche incendiare i tubi della benzina e dei comandi idraulici. Fuoco e fumo dappertutto, le munizioni delle mitragliere esplodevano dentro per il calore, e precipitavamo verso il basso. Cercai di tenere l'aereo il più possibile affinchè i miei compagni si lanciassero: Edward Dombrowski, il navigatore e George Obravatz, mitragliere di coda si buttarono per primi, caddero sul versante pratese di Montecuccoli, seppi dopo qualche tempo da alcuni partigiani di passaggio che furono fatti prigionieri, li rividi solo dopo la fine della guerra».
Ahlstrom era il radio mitragliere e si trovava al centro del fuoco. Aveva la sua imbracatura, ma non il suo paracadute. «Non so come - ricorda George - ci riuscì. Scese in quel fuoco per recuperare il paracadute e cercare di aprire il portello anteriore di fuga. I vestiti di Ahlstrom erano in fiamme, rimase disteso sul pavimento non riusciva ad aprire il portello». Il 29 giugno 1944, è stato informato Dombrowski dai partigiani italiani che un corpo con il paracadute non aperto nelle vicinanze e i dati di identificazione appartenevano ad Ahlstrom. Dissero anche che alla salma era stata data degna sepoltura e una lapide posta sulla tomba. Non è specificato il luogo ma i fatti fanno pensare che sia il cimitero di Savignano.
Testimonianza della signora Lida, sfollata con la famiglia a Savignano (Vaiano), all'epoca aveva 12 anni: «Era giugno del 1944, quando vedemmo un aereo che era stato colpito dalle contraeree delle colline di Vernio, si dirigeva verso la Calvana e usciva fumo dalla fusoliera, un aviatore si lanciò col paracadute - Lida racconta - forse quando l'aereo era già troppo basso, si schiantò al suolo e l'aereo sorvolò la Calvana e non lo vedemmo più. Da Savignano alcuni uomini e ragazzi partirono alla ricerca dell'aviere, era morto e lasciò sul prato il segno del suo corpo da come era stato forte l'impatto con il terreno. Fu recuperato il corpo e sepolto nel piccolo cimitero di Savignano, a destra dell'entrata, non in fila dei quadri come era la regola, sopra una croce in legno senza nome e l'elmetto che mi ricordo non era il classico casco degli aviatori. Aveva due bande laterali che forse dovevano proteggere il collo. Ho un ricordo di quel pilota - continua Lida - un piccolo coltello a serramanico con l'impugnatura di tartaruga, due lame una più piccola e una più grande, su cui c'è scritto da una parte Rosterei inox e dall'altra Omegawerk. Dopo qualche giorno arrivò un signore da Barberino del Mugello, disse di essere del Cln, prese tutti i documenti e gli effetti personali dell'aviere e regalò questo coltellino a mio fratello che era stato nel gruppo che aveva recuperato il corpo, sulla Calvana».
Il tenente Harry D, George, classe 1918, sposato con Margaret all'epoca dei fatti, fu un dirigente di grandi società metallifere. Ebbe un figlio nel 1949. Si ritirò in pensione nel 1973 e si spense nel 1990 per un tumore.
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