Sicurezza
Il presidente Marini: «Si è agito soprattutto sugli aggravi fiscali, senza tagliare la spesa e senza promuovere lo sviluppo»
La manovra scontenta gli industriali
Ba. Bu.
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Il presidente dellUnione industriale Riccardo Marini Unica consolazione: l'aumento dell'Iva riguarderà solo i prodotti tessili finiti
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PRATO. L'ondata di aumenti arriverà col prossimo cambio di stagione. Quando le vetrine dei negozi, al posto dei costumi, metteranno in mostra i capi invernali. Occhio però al prezzo, perché l'incremento di un punto percentuale dell'Iva, che passa dal 20 al 21% è una delle misure imposte dalla manovra per combattere la crisi. La stangata si abbatterà sulle imprese traducendosi in nuovi rincari della merce in vendita. E il mercato dell'abbigliamento, che a Prato abbraccia una buona fetta di aziende, non fa eccezione. Ma agli imprenditori del distretto, l'incremento dell'Iva che colpisce i consumi, appare come il minore dei mali. «Il problema vero - sottolinea il direttore dell'Unione industriale, Marcello Gozzi - è l'assenza di misure sul versante della crescita e dello sviuppo». Gli industriali pratesi giudicano bene la scelta di aver cercato di tranquillizzare i mercati finanziari con misure in grado di offrire certezze di efficacia, tuttavia, «c'è da chiedersi se era proprio necessario il balletto del fare e disfare che ha tenuto in scacco il paese per settimane e ha bruciato in borsa somme ingenti - commenta il presidente dell'Unione Industriale Pratese Riccardo Marini -. La manovra così come è ha il grande pregio della ragionevole certezza delle cifre in gioco e il grande difetto che questa è data soprattutto da un ulteriore aggravio fiscale. Non è affatto rassicurante per il futuro del paese il fatto che la gran parte della manovra venga da nuove entrate fiscali e molto meno da tagli di spesa, mentre sul versante del sostegno allo sviluppo siamo prossimi allo zero. Ci sarebbe piaciuto che, ad esempio, parte delle nuove entrate andassero a sgravio del cuneo fiscale». Promosso, anche se a malincuore, l'incremento dell'Iva. Secondo Gozzi, infatti, «i numeri non sono tali da far desistere dai consumi». Va detto però che gli aumenti non riguarderanno i semilavorati, ma solo i prodotti finiti. Quindi, se si considera il comparto manifatturiero della filiera della moda, non aumenterà il costo del tessuto bensì i prezzi dei confezionati. «Se è vero che i commercianti vendono poco - aggiunge il direttore dell'Unione - si limiteranno ad applicare l'aumento dell'1 per cento dell'Iva senza ulteriori incrementi. Così i rincari dei prezzi saranno marginali: l'incidenza sul singolo acquisto è dello 0,20%, una cifra tale da non compromettere la propensione al consumo». Per il resto, gli industriali guardano con favore l'armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie, gli interventi in materia di lavoro e pensioni ed i «pur vaghi» indirizzi verso le liberalizzazioni, mentre vi è qualche timore per l'applicazione delle norme antievasione. «Giusto colpire i veri evasori, ma è pericoloso presumere che siano tutte di comodo le società sotto i 10 dipendenti in perdita da tre anni e fornite di determinati parametri - conclude Marini - Se si prende Prato, la crisi ha fatto sì che siano tante le imprese del tutto oneste e regolari a trovarsi in questa condizione: da una prima sommaria verifica dell'Area studi dell'Unione solo fra le società di capitali con attività manifatturiera siamo sull'ordine di grandezza del migliaio».
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