Il Tirreno

Prato

«Disagi mentali sottovalutati»

Giovanni Ciattini
L’assessore Dante Mondanelli
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L’assessore Dante Mondanelli

L'assessore Mondanelli chiama in causa l'Asl

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 PRATO. C'è chi spoglia e si immerge nella fontana del Bacchino, chi urla per strada invettive contro le donne. Il disagio mentale a Prato ha mille facce, nessuna da sottovalutare.  Di questo ne è convinto il presidente della Società della salute e assessore alle Politiche sociali, Dante Mondanelli. «Non mi trovo affatto d'accordo con chi, come il dottor Marco Armellini direttore del Dipartimento di salute mentale, tende a definire questi comportamenti come bizzarri - afferma Mondanelli - non ci troviamo davanti ad un comportamento normale, ad una scelta di vita. Io invece li ritengo soltanto la punta di un iceberg del fenomeno delle malattie mentali. Bisogna prendere atto che gli effetti della legge 180, che sancì la chiusura delle strutture psichiatriche, sono proprio questi: persone con vistosi problemi mentali che continuano a vivere in famiglia, sviluppando spesso gravissimi casi di convivenza con gli altri componenti». L'assessore Mondanelli è convinto che a Prato la situazione del disagio mentale non sia valutata pienamente nella sua gravità: «Siamo l'Asl che spende meno in Toscana per la salute mentale. Al contrario sarebbe necessario destinare più risorse in questo settore, o impiegarle in maniera migliore». Un esempio? «Un viaggio in India insieme ad un gruppo di soggetti affetti da problemi psichici può essere suggestivo ma forse esistono altre priorità...» afferma Mondanelli.  L'assessore Mondanelli non vuole essere frainteso: di riaprire i manicomi non se ne parla, ma di cambiare la legge 180 sì. «Le risposte che stiamo dando alle persone affette da malattie mentali non sono sufficientemente adeguate, e questo sia nell'interesse dei pazienti stessi che dei loro familiari - precisa Mondanelli - nel reparto di Psichiatria dell'ospedale Misericordia e Dolce non è possibile trattenere un paziente più di una settimana. E' soltanto una soluzione temporanea per i casi più acuti. Vi sono altre strutture, come le case famiglia, che trattano i pazienti meno gravi. Manca una risposta adeguata per i malati mentali che restano chiusi in se stessi, che sono violenti e che però possono circolare liberamente creando situazioni di difficoltà. L'unica risposta, inadeguata, è il Tso (trattamento sanitario obbligatorio), ciò che invece occorre è garantire loro una cura prolungata seguita da educatori o infermieri attraverso anche un percorso di inserimento accompagnato nel sociale o nell'agricoltura».  Per affrontare in maniera diversa e più incisiva il disagio mentale Mondanelli ha in programma la richiesta di un incontro coi vertici dell'Asl.

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