Sicurezza
Sorpresa: oltre 4mila cinesi sono soci Coop
Maria Lardara
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Ragazze cinesi alla Coop Quasi un terzo dei residenti ha la tessera. Ecco le loro preferenze negli acquisti
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PRATO. La Coop sei tu. Rivisitando un vecchio spot televisivo, ora però a Prato si scopre che la Coop sono anche loro. Che vanno pazzi per rosso di Montalcino, pollo, pesce e crostacei, e tengono in tasca una tessera soci per saltare le file con il Salvatempo. Nella città dove i cinesi all'anagrafe risultano quasi 13mila, i soci Coop con gli occhi a mandorla sfiorano quota oltre 4mila. Piccoli numeri certo, considerando che il popolo Unicoop comprende 75mila iscritti in città, 92mila in provincia. Ma il trend, come evidenzia un'indagine dell'ultimo numero dell'Informatore Coop, la dice lunga su quanto la carta socio stia spopolando all'interno della comunità asiatica, complice probabilmente il passaparola dentro quest'ultima: basti pensare che a Prato uno su quattro dei soci registrati nell'ultimo anno parla mandarino, e che la metà degli 8500 tesserati cinesi di Unicoop Firenze in totale ha preso la carta nei supermercati pratesi. «L'apertura del Parco Prato - osserva il responsabile relazioni esterne di Unicoop Firenze Claudio Vanni - ha contribuito sicuramente ad attrarre più consumatori orientali. Che poi questi diventino soci è sicuramente un piccolo segno di integrazione da non sottovalutare». In realtà, i cinesi avrebbero i loro buoni motivi per diventare soci Coop, senza curarsi dei 25 euro spesi al momento dell'iscrizione (la tessera è vitalizia). «L'ho fatta quattro anni fa ed è comoda per accedere a sconti sui biglietti di teatri, mostre e concerti», racconta Luna Chen, la giovane figlia del segretario dell'associazione d'Amicizia dei cinesi. Sposata con un italiano e da poco anche mamma, da buona massaia Luna sa cosa mettere nel carrello della spesa, con un occhio di riguardo per il portafoglio. «Con i prodotti a marchio Coop - osserva - mi sono sempre trovata benissimo». Nulla di cui stupirsi se, in base alla rilevazione Coop, il target medio dei nuovi soci della terra di mezzo si abbassa a 33 anni di età rispetto alla media di 42 per gli italiani. Immaginare cinesi spendaccioni davanti agli scaffali di Unicoop sarebbe sbagliato. Altrimenti non andrebbero a ruba i prodotti di "primo prezzo". Gli unici peccati di gola per cui non badano a spese sono alcolici, vini di Montalcino, pesce e crostacei. Non ci si risparmia nemmeno per merendine, snack, caramelle e cioccolata, segno di una progressiva "occidentalizzazione" nei costumi a tavola cara soprattutto alle giovani generazioni. Nel carrello i cinesi mettono uva e cocomero a volontà, mentre pane e surgelati sembrano non piacere tanto. Inoltre per alcuni di loro fare la spesa alla Coop significa anche ammazzare le code alla cassa. E la ricetta giusta si chiama Salvatempo, un lettore ottico di codici a barre che permette di fare la spesa risparmiando tempo. Tanto è comodo che per utilizzarlo Li Yexiang scelse di farsi socio tre anni fa al punto vendita du via Viareggio. «Ultimamente - racconta il giovane presidente dell'associazione linguistica italo-cinese - noto che altri miei connazionali lo usano».
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