Il Tirreno

Prato

Chi ha sfilato si è detto pronto a sacrificarsi ma per avere in cambio un futuro

Oltre duemila in corteo

Oltre duemila in corteo

«Almeno potrò dire ai miei nipoti che io mi sono opposta»

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 PRATO. Duemila persone si sono radunate in piazza Mercatale per partecipare alla manifestazione organizzata dalla Cgil nel giorno dello sciopero generale contro la manovra del Governo. E in molti, tra i presenti, insieme al segretario Manuele Marigolli hanno chiesto meno spettacolo e più serietà. Meno giochi di prestigio «o nani, giocolieri e ballerine» e più provvedimenti equi per un Paese in difficoltà. A Prato, ieri in piazza, in pochi si lamentavano della propria situazione mentre in molti guardavano con paura a un futuro dove costruire, e sperare, sembra impossibile. Rosaria Buongiorno fa qualche lavoretto saltuario e della piazza, dice, non è un'habitué ma «questa volta non se ne può più. Non si sa più come andare avanti». Anna Bocci, Alessandra Guglielmo e Mauro Giommetti non hanno dubbi. «Con che coraggio si va a dire in televisione che si vive al di sopra delle nostre possibilità. Lo sanno loro, mentre parlano, che ad ascoltarli c'è gente che prende 500-600-700 euro di pensione al mese? Lo sanno che con questi soldi è già tanto se si campa?».  Per Silvia Lenzi, infermiera, partecipare allo sciopero è stato importante perché «se non ci facciamo neppure sentire, non cambierà mai niente» così come per Roberto Bastin, anche lui pensionato, «di ingiustizie non se ne può più».  Trovare persone che si lamentano per la propria condizione è però molto difficile. In piazza delle Carceri a Prato si guardava al Paese e non al proprio portafoglio. Una dignità e un senso di responsabilità, quella dei pensionati, degli operai, degli impiegati da 1.000-1.200 euro al mese, che dovrebbe essere trasmessa anche a chi ha, e vive con molto di più. Elisabetta Di Fazio è dura con «questa politica che da anni si trascina senza rispettare i più deboli» e che «si approfitta della crisi non per risanare il paese ma per distruggeri i diritti dei propri cittadini» e, come interviene Antonella Lastrucci «per distruggere qualsiasi tipo di servizio come se ciò che offre lo Stato fosse feccia e non agevolazione a chi vive nel paese». Perché per Antonella anche da qui si dovrebbe ripartire, dal rispetto della gente. Perché forse i dipendenti statali proprio feccia non sono. Gianna Garugliesi è invece una commessa. Lavora ai Gigli ed ha un contratto a tempo indeterminato. «Sono qui per sostenere i giovani. Quelli come mia figlia che a 25 anni lavora in Francia come chef pasticcera perché questo paese non offre possibilità di perfezionarsi e di crescere. Come i giovani che lavorano nel commercio che non hanno futuro. Che vengono presi individualmente e attaccati sul lavoro senza lasciare loro la possibilità di reagire».  Perché nel commercio molti di quei diritti che ancora resistono nelle aziende industriali non ci sono più. E chi vive a fianco dei nuovi assunti sa bene come sia difficile alzare la testa, dire dei no, cercare di fare gruppo per resistere ai soprusi. E, come spiega bene Melania Lanza, delegata della Cgil a Estra, «quando i miei nipoti mi chiederanno che cosa ho fatto io per loro, per evitare quello che sta accadendo potrò rispondere che ho fatto il possibile e che almeno c'ero tra quelli che si opponevano». Ilenia Reali SERVIZI ALLE PAGINE 2 E 3

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