Il Tirreno

Prato

Accordo sul centro cino-pratese

Di fianco il dirigente regionale Vinicio Biagi A sinistra il presidente Rossi nel suo studio
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Di fianco il dirigente regionale Vinicio Biagi A sinistra il presidente Rossi nel suo studio

Ecco la bozza: tessuti tecnici, produzioni eco e un osservatorio sul commercio

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PRATO. Filati tecnici e la loro applicazione nelle produzioni, salvaguardia dei tessuti e filati moda, informazioni sulla qualità della produzione improntata alla sostenibilità ambientale. Sono questi i punti cardini della bozza di accordo tra Regione e governo cinese per la creazione del centro di ricerca in Toscana. La pausa estiva non ha fermato i contatti tra Toscana e Pechino intenzionate ad arrivare entro ottobre, massimo a novembre, «alla firma dell'accordo perfezionato». La spiegazione viene da Vinicio Biagi, dirigente regionale, rappresentante dell'ente a Prato, il cardine del progetto. La bozza dell'accordo, una ventina di pagine che contengono ciò che la Toscana e il distretto pratese, in particolare, chiedono e gli aspetti giudicati imprescindibili dalla controparte cinese, è stata inviata agli attori locali e verrà discussa in incontri che saranno organizzati da qui a qualche settimana. «Il passaggio finale - continua Biagi - la bozza lo farà al tavolo di distretto». Coinvolti anche industriali (che informalmente hanno già comunicato che saranno della partita), artigiani, associazioni di categoria e sindacati. Tutti i protagonisti del distretto che saranno chiamati a dire la loro sui contenuti dell'accordo. Una copia è arrivata anche al presidente della Provincia Lamberto Gestri e un'altra al sindaco Roberto Cenni.  «Il documento - spiega il dirigente della Regione - inizia a delineare ciò che il centro potrebbe essere». Molto tecnica in alcune delle sue parti, la bozza dedica un capitolo alle applicazioni delle nanotecnologie nel tessile e spazia invece sul campo della ricerca delle fibre tecniche. «Si tratta dello studio di nuove fibre - continua Biagi - e dei campi nei quali poterle applicare, anche al di là dell'abbigliamento». «Abbiamo trovato molto interesse da parte cinese - aggiunge il dirigente regionale - allo studio comune dei materiali utilizzati nel ciclo produttivo con l'obiettivo della tutela ambientale». Una frontiera che vede la Cina con un gap da recuperare.  Infine - materia che non riguarda fibre e ciclo produttivo - si sono messe le basi «per creare un osservatorio - spiega Biagi - sulle regole che sovrintendono il commercio tra i diversi Paesi». Con un fine alto: «Quello di creare parallelamente una struttura di controllo mista che garantisca il rispetto delle regole nella produzione e la conseguente commercializzazione dei prodotti». Una sorta di autostrada, dunque, che permetta rapporti commerciali snelli e veloci, ma che contemporaneamente dia garanzie sul rispetto della qualità. «Si tratta di un'idea - è il commento del dirigente - che è piaciuta molto agli imprenditori cinesi e soprattutto a quelli che producono a Prato».  E' presto per dire se la bozza di accordo resterà così o si arricchirà di nuovi punti dopo il confronto con le categorie economiche. «Sicuramente - conclude Biagi - i cinesi vorrebbero nuovi contatti con alcuni marchi e griffe del made in Italy, ma è un aspetto che dobbiamo ancora approfondire. Hanno necessità di arricchire le produzioni intermedie che soddisfano un mercato che continua a correre e ad alzarsi di livello».  Ancora nebbia sulla collocazione del centro. Che potrà essere a Prato - ma ancora ci sono delle resistenza da superare - oppure in un'altra zona della Toscana. Che potrebbe essere ospitato dal Creaf «ma anche andare - dice il presidente Gestri - in un altro edificio». Proprio in queste settimane la Provincia sta predisponendo lo start-up del centro di Galciana. «Che deve avvenire al più presto - continua Gestri - e con un'operazione di distacco graduale dalla Provincia». Prima di tutto a livello economico. «Fino ad ora Creaf si è sostenuto grazie ai contributi diretti della Provincia - conclude Gestri - ora attraverso l'accensione di un finanziamento bancario, diventerà autonoma». C.O.

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