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Prato

Bettazzi: «Vendiamo Consiag e investiamo sulla città»

Maurizio Bettazzi
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Maurizio Bettazzi

E sul congresso Pdl il presidente del consiglio comunale avverte: niente personalismi

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PRATO.Un approccio liberista sulle partecipate e ispirato alla più stretta conservazione in ambito Pdl.  È il mix politico offerto da Maurizio Bettazzi, che da presidente del consiglio comunale ha dovuto badare molto all'altalena della manovra di Ferragosto sull'abolizione della Provincia e che ora sembra proiettato sulla campagna d'autunno dell'amministrazione comunale: il Consiag.  Presidente, ancora una volta è stata rinviata la seduta straordinaria del consiglio. Continua il tira e molla fra partito della trattativa e partito dello smantellamento?  «Sicuramente ha influito la ripresa del dialogo fra il sindaco Cenni e la segretaria del Pd Bugetti, ma stavolta la decisione è stata favorita anche dall'intervento del governo. Dobbiamo capire quali partecipate dovremo mettere sul mercato. Si oscilla in proposito fra l'obbligatorietà della privatizzazione e un incentivo a dismettere le partecipazioni».  Se avesse l'ultima parola cosa ne farebbe di Consiag?  «Adotterei un modus operandi molto liberista. Il Consiag può valere 80-100 milioni di euro? Bene, vendiamolo e col capitale che otteniamo possiamo realizzare importanti opere pubbliche».  È un'accelerazione legata alla scoperta dello spreco senza precedenti sulla manutenzione delle caldaie comunali?  «Il mio ragionamento è più ampio e riguarda la stessa trasparenza della società nella gestione degli utili. Io ho in mente un esempio significativo, perché incide pesantemente sul bilancio di Abati. Ogni anno Consiag spende due milioni di euro in pubblicità. A cosa servono? Di certo non a guadagnare nuovi clienti, perché non operando in un mercato libero ogni anno sapeva e sa quanti utenti avrà a disposizione. L'obiettivo era un altro».  Quale?  «Abbattere l'utile complessivo e distribuire maggiori risorse tramite sponsorizzazioni ai Comuni soci di minoranza. Un bel danno economico per Prato».  Ha smesso di credere completamente nel dialogo col Pd?  «A mio modesto parere l'accordo se c'erano i margini poteva essere concluso due anni fa. Sfumato all'inizio del mandato è molto difficile chiuderlo adesso».  C'è qualche altra partecipazione che venderebbe subito?  «Le farmacie comunali. Manteniamo secondo i termini di legge una quota di controllo del 20%. Probabilmente con la finanziaria diventerà possibile liberarsene. Anche in questo caso ci sarebbero ottimi motivi economici. Mi chiedo: è possibile che una farmacia privata abbia un valore di 3-5 milioni di euro e le sedici farmacie comunali non siano in grado di dare un utile milionario?»  Oltre a Consiag l'altro tema principe nella sua agenda politica immagino sia il congresso provinciale del Pdl in autunno.  «A dire la verità credo che non si svolgerà prima di gennaio».  Quale deve essere la linea da seguire? Non teme un rischio di fagocitazione del partito dall'uomo forte delle tessere, Giorgio Silli?  «Vorrei fare un discorso generale valido per tutti. L'equilibrio trovato attorno all'asse Mazzoni-Bernocchi fino a ora ha dato buoni risultati e non va cambiato. Per quanto mi riguarda mi opporrò con tutte le forze a ogni genere di personalismo».

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