Il dolore
Corteggio storico senza 60 personaggi pratesi. Scoppia la polemica: «Si cancella la tradizione»
Un taglio anche ai figuranti
Maria Lardara
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Due figuranti del Corteggio Il Comune: «Troppi soldi per i costumi». Protesta l'associazione
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PRATO. Il sudore di quelle vesti non lo percepivano nemmeno, tanto era l'orgoglio dell'identità pratese. I ruoli erano quelli di leggendari personaggi medievali: capitani del Popolo, portabandiera o balestrieri, per dirne alcuni. Questi "semplici" pratesi erano l'anima popolare del Corteggio. Quest'anno quei costumi che facevano tanto Medioevo rimangono chiusi in armadio: le "società del popolo della terra di Prato", per intendersi le compagnie armate (del Leone, dell'Orso, del Drago e della Branca) che aderivano alla parata del Corteggio, non saranno di scena l'8 settembre. E fioccano le proteste dei figuranti (a questo punto, ex) che corrono sul filo di Facebook, oppure affidate a lettere pervenute in redazione. Righe vibranti di rimpianto come quelle scritte da Enrico Manente: «Prato ha perso un'altra occasione per mostrare quel poco di buono e sano che è rimasto, ovvero la tradizione di questi ragazzi orgogliosi di indossare l'amore per questa città». Tanti i ricordi che si annodano tra questi giovani figuranti, protagonisti almeno per un giorno di una gloriosa storia. «Mi mancherà il momento delle prove con cui insegnavamo ai nuovi il passo da regolare in base ai tamburini, mi mancherà il momento in cui portavamo i nostri vessilli alla benedizione del vescovo Gastone Simoni». Il motivo di questa dolorosa rinuncia è da indagare nello strappo consumatosi tra l'amministrazione comunale e l'associazione "Terra di Prato", che dal 1998 si occupa anche della gestione delle società del popolo in affiancamento al Corteggio (ma l'associazione prende parte in autonomia ad altre rievocazioni storiche fuori dalla Toscana). A "Terra di Prato" il Comune erogava un contributo annuale di 1.800 euro che veniva utilizzato per pagare a titolo simbolico (circa 20 euro a testa) i figuranti (un numero oscillante tra i 50 e i 60): il resto finiva tutto in manutenzione ordinaria per i costumi di pregio provenienti dai magazzini di Cinecittà e rivisitati «con un'interpretazione filologica», come ci tengono a precisare gli storici di "Terra di Prato". «E qui tocchiamo il tasto dolente. Già dall'anno scorso - fanno sapere la presidente Cristina Gorrone e il vicepresidente Riccardo Nenci - la situazione era insostenibile: gli abiti cadevano a pezzi e le scarpe non erano più utilizzabili. Per nostra serietà non ci sentivamo più di gestire il Corteggio in queste condizioni. Non era più dignitoso visto che la manutenzione straordinaria non spetta a noi, ed è stata nostra cura avvisare il Comune con due lettere inviate tra il 2010 e la prima parte di quest'anno. Abbiamo dato margini per rivedere tutto in modo diverso. Non pensavamo di essere esclusi. E ci è stato risposto che non ci sono soldi per sistemare l'abbigliamento». I rapporti con l'amministrazione non sono mai stati idilliaci. «In 14 anni non hanno mai voluto formalizzare la collaborazione con una convenzione. Siamo l'unica rappresentanza cittadina all'interno del Corteggio: ci saremmo aspettati un occhio di riguardo». Quella imminente sarà dunque ricordata come la prima edizione del Corteggio senza la partecipazione della cittadinanza a titolo personale. «E poi - fa notare Renzo Bellandi, storico figurante e tra i soci fondatori di "Terra di Prato" - viene sbandierata tanto la pratesità. Invece di spendere i soldi per i fuochi d'artificio non era meglio sistemare i vestiti?»
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