Il dolore
Interporto a corto di liquidi
Cri.Or.
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Sopra lInterporto, a destra il presidente Angelo Pezzati In vista la richiesta di aumento di capitale
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PRATO. Interporto a corto di liquidità. Con 30 milioni di euro da restituire alle banche, ma con un patrimonio che oscilla tra gli 80 e i 100 milioni di euro e un reddito annuo di circa due milioni e 200mila euro. E' per questo che il presidente Angelo Pezzati afferma di non essere preoccupato dell'esito dell'assemblea dei soci convocata per il prossimo 12 settembre. Ma è lì che qualche decisione importante dovrà essere presa: soldi in cassa pochi, investimenti onerosi ma necessari, da fare in fretta. Urgente, dunque, trovare una soluzione. «La situazione di Interporto - dice Pezzati - non mi allarma minimamente. Negli ultimi due anni siamo passati da un'attività meramente immobiliare all'operatività del settore del trasporto merci su ferro: 50 mila tonnellate - continua - nel 2010, centomila nel 2011. Ora dobbiamo decidere sul futuro di una società che ha ancora un larghissimo margine di sviluppo». Tra mille difficoltà, però. Con Guasticce, l'interporto livornese, che ancora non decolla e che crea qualche difficoltà anche alla piattoforma pratese, «con la Regione - è il giudizio di Pezzati - che non svolge quell'attività di pungolo sulla realizzazione dei collegamenti sulla costa» e con Ferrovie dello Stato più impegnata a finanziare lo sviluppo dell'alta velocità che non ad occuparsi dei treni merci. E poi c'è da fare i conti con gli affidamenti bancari. «Quello che proporrò ai soci (Comune di Prato 45% delle quote, Banca Popolare di Vicenza il 20%, Camere di Commercio di Prato e Firenze col 12,5%, Regione col 4,6% ndr) - spiega Pezzati - è che i debiti di gestione restino in capo alla società che provvederà da sola a risolvere la situazione. Ma chiederò parimenti uno sforzo sugli investimenti futuri». L'intenzione è di proporre un aumento di capitale per far fronte allo sviluppo di Interporto su Campi Bisenzio, un progetto da 80 milioni di euro per creare nuovi spazi attrezzati e sosprattutto capannoni da vendere o affittare. «Il sindaco di Campi ha già dato il suo assenso - prosegue Pezzati - si potrà partire se in cassa arriveranno almeno una ventina di milioni». Difficile che gli enti pubblici, acconsentano. Lo stesso Comune di Prato sembra piuttosto perplesso. Resta da vedere la disponibilità dei soci privati. E per far fronte alle richieste delle banche Pezzati pensa alla vendita di un capannone: «La richiesta l'abbiamo già, il patrimonio non si depaupererebbe». Una strada che però ha trovato qualche resistenza nel cda. C'è poi la questione del contratto del direttore Paolo Volta, esperto del settore e docente all'università di Bologna, che scadrà a ottobre. «Nulla da dire sulle competenze e sul lavoro svolto - conclude Pezzati - ma è probabile che una riflessione si debba fare».
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