Il Tirreno

Prato

Parco del Carigiola abbandonato

Alessandra Agrati
Turisti si bagnano nelle acque del torrente Carigiola
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Turisti si bagnano nelle acque del torrente Carigiola

Il consigliere Logli: «Creiamo un'area naturalistica»

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 LUICCIANA. Anche a Cantagallo la stagione turistica 2011 è sta decisamente positiva: le seconde case sono state sempre abitate e molti pratesi hanno deciso di fare passeggiate lungo i sentieri attrezzati del Cai. Inoltre la baita a Gavigno ha lavorato a pieno ritmo per tutta l'estate raggiungendo quasi 200 ospiti il giorno di Ferragosto, purtroppo però il ristorante Beatrice, esercizio storico di Luicciana, lo stesso giorno ha abbassato definitivamente le serrande. «Viviamo in un luogo meraviglioso - spiega Alessandro Logli della lista civica la Città per Noi - ma purtroppo la cura del territorio non è un elemento prioritario». Oltre alle strade di collegamento disseminate di buche e molto pericolose, Logli, punta il dito sulla mancanza di una progettazione seria.  «La natura è stata generosa, ma tocca a noi valorizzare il territorio creando infrastrutture capaci di richiamare l'interesse del turismo green».  Due i progetti cui fa riferimento Logli: il parco del Carigiola, che per tutto l'estate è stato meta di tantissime scampagnate e la creazione di un'area naturalistica sullo stile del parco di Craviglia ad Arezzo.  «Il primo - spiega il consigliere - è abbandonato a sé stesso, eppure è una sorta di Paradiso terrestre, basterebbe darlo in gestione a un'associazione, penso d esempio a quella dei boscaioli, per attrezzarlo con punti barbecue, un chiosco che vende bibite, giochi per bambini e soprattutto ripulirlo dalla fitta vegetazione». Secondo la logica di Logli si potrebbe creare un parco, dove il biglietto d'ingresso potrebbe essere simbolicamente di 1 euro a famiglia, che diventerebbe anche una risorsa dal punto di vista economico. «Il territorio ha molte strutture recettive - spiega - che potrebbero essere ancora più valorizzate con questo progetto». L'altra ipotesi di lavoro si concentra sui numerosi ungulati che costantemente scendono a valle e che verrebbero convogliati in un'unica zona creando così una sorta di parco educativo destinato a famiglie e a scuole. «Questa soluzione - precisa Logli - potrebbe anche risolvere il problema degli animali selvatici, che non solo devastano i terreni, ma sono anche pericolosi per la viabilità».  Oltre che per i turisti, la zona di Cantagallo sta diventando anche meta di tanti stanziali: le frazioni di Castello, Santo Stefano e la Villa si stanno ripopolando. «La voglia di tornare a vivere qui è tanta - conclude Logli - ma è necessario che alcuni servizi siano garantiti, primo fra tutti quello dei collegamenti stradali».

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