Sicurezza
I cinghiali si bevono il Pinot nero
Riccardo Tempestini
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Vittorio Pancrazi con le bottiglie di Pinot NeroIncursioni nelle vigne, produzione ridotta del 20%
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PRATO. Che il Pinot nero di Bagnolo sia un buon vino ormai devono saperlo anche i cinghiali. Così l'annata 2011 dovrà fare a meno del 20% di produzione proprio a causa degli ungulati del Monteferrato. I cinghiali, infatti, sono scesi in gran numero a valle proprio fra le vigne della Tenuta di Bagnolo, che hanno subito pesanti danni oltre alla "sparizione" dell'uva già ormai matura. Arrivano dal bosco, eludendo la recinzione con i fili a bassa tensione e mettono a segno le loro incursioni tra le vigne. Proprio lunedì si è conclusa la vendemmia e il marchese Vittorio Pancrazi ha dovuto constatare un calo di produzione dai consueti 120-130 quintali a poco più di 105 di quest'anno, con conseguente minor numero di bottiglie. Una riduzione ancora da quantificare, ma che supererà sicuramente il 20% del totale. «Siamo riusciti a tener lontani i cervi e i daini con una serie di accorgimenti tecnici - spiega Pancrazi - ma contro i cinghiali è efficace solo l' abbattimento di un certo numero come avviene nelle provincie vicine come Firenze. E invece da noi non si è fatto nulla». Il marchese è davvero preoccupato per l'andamento della vendemmia 2011 del celebre Pinot nero, tra l'altro già penalizzato da un'estate con un clima infuocato per almeno quattro-cinque giorni di seguito. La calura dei giorni scorsi stava asciugando i chicchi, elevando troppo la gradazione alcolica, che anche per l'annata 2011 non dovrebbe comunque distanziarsi dai consueti 12,5-13 gradi. Per fortuna le vigne di Bagnolo hanno un moderno, seppur costoso, sistema di irrigazione per innaffiare le 16.000 viti piantate sui 4 ettari della tenuta, altrimenti non sarebbe possibile mantenere inalterata la qualità del Pinot nero, sempre più richiesto all'estero, soprattutto in Russia, dove non c'è crisi per i prodotti enologici di prezzo medio-alto. Anche gli Stati Uniti stanno dando segnali positivi, dagli ordinativi arrivati dopo la rinomata fiera del Pinot nero nell'Oregon, mentre dal mercato cinese gli importatori non hanno dato finora le dovute garanzie di continuità, limitandosi a quantità non rilevanti. Nel frattempo continua la preparazione del terreno per accogliere i nuovi vitigni nella "Vigna dello sbaglio", lungo la Vecchia Montalese, da cui nel lontano 1989 "nacque" la prima annata del Pinot nero di Bagnolo.
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