Il Tirreno

Prato

Doping, spunta il nome di Anzà

Paolo Nencioni
I Nas Sotto la casa perquisita a Carmignano A destra il ciclista Santo Anzà
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I Nas Sotto la casa perquisita a Carmignano A destra il ciclista Santo Anzà

Indagato il ciclista di Carmignano. Lui: «Ho la coscienza a posto»

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 PRATO. Il recente passato insegue Santo Anzà e rischia di raggiungere il ciclista di Carmignano che pure, quando corre, è in grado di staccare molti suoi colleghi.  Il nome di Anzà è emerso ieri nell'ambito dell'inchiesta del sostituto procuratore di Massa Federico Manotti su un presunto commercio di sostanze dopanti che sarebbe stato gestito da un ex ciclista amico di Anzà, Raffaele Illiano, 34 anni, all'epoca dei fatti (2008) residente proprio a Massa, arrestato insieme al medico Costantino Auricchio, 33 anni, di Ottaviano (due suoi collaboratori sono ai domiciliari). Illiano avrebbe tentato di bruciare dei medicinali prima del sequestro dei carabinieri.  Nel primo pomeriggio di ieri i carabinieri del Nas di Firenze sono saliti a Carmignano per perquisire l'abitazione di Anzà. Erano passati anche il giorno prima, ma lui non c'era. Forse non sapevano che in questi giorni sta correndo la Vuelta di Spagna...  Ieri sono tornati e hanno trovato la moglie del ciclista, le hanno notificato un decreto di perquisizione e hanno rovistato l'appartamento in centro a Carmignano. Sembra che non abbiano trovato nulla di compromettente.  Anzà, 31 anni a novembre, originario di Motta Sant'Anastasia (Catania), è indagato insieme ad altre 11 persone, a vario titolo, per commercio e assunzione di sostanze dopanti. Nel corso delle perquisizioni in varie città italiane tra cui Ottaviano, Pisa e Latina sarebbero state sequestrate 200 tra fiale e confezioni di medicinali a base di eritropoietina (meglio conosciuta come Epo), ormoni, corticosteroidi e albumina umana (usata per mascherare l'assunzione di sostanze dopanti). A casa di Anzà, invece, assicura il diretto interessato, niente. E' verosimile che il ciclista trapiantato a Carmignano sia stato tirato in ballo per qualche telefonata intercettata, come succede in questi casi.  «Sì, spesso basta una telefonata - commenta Santo Anzà dalla Spagna, dove ieri la Vuelta ha osservato un giorno di riposo - ma io sono tranquillo, ho la coscienza a posto. A casa non hanno trovato nulla. Uno degli arrestati lo conosco, Auricchio, era il medico sociale della Selle Italia, la squadra per cui correvo nel 2008. L'ex ciclista (Illiano, ndr) è un amico, sono andato anche al suo matrimonio».  «Ma non ho mai preso sostanze dopanti - dice Anzà - Da nove anni sono professionista e non ho subìto contestazioni, vorrà pur dire qualcosa».  Il salto di qualità però è recente, con l'approdo alla olandese Vacansoleil, come dire la Champions del ciclismo. «Sì, è vero - spiega Anzà - ma è arrivato dopo l'anno più buio della mia carriera di ciclista». La presunzione d'innocenza è ovviamente d'obbligo, sarà il tempo a dare i suoi verdetti.

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