Il Tirreno

Prato

Vertice Prato-Pistoia a Palazzo Buonamici: Gestri prudente, la collega Fratoni entusiasta

Province, tutte cancellate per legge Si torna a parlare di area metropolitana

Carlandrea Poli
Da sinistra Lamberto Gestri e Monica Fratoni
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Da sinistra Lamberto Gestri e Monica Fratoni

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 PRATO. La giornata che ha ricambiato tutto. Iniziata con la speranza di uno stralcio dell'abolizione delle Province - per rinviare tutto a chissà quando - e conclusasi con l'impegno di Pdl e Lega di approvare una legge costituzionale per sopprimerle tutte. Ovvero la direzione voluta a Prato dal centrodestra. In primis dal vice-sindaco Goffredo Borchi: «È ciò che auspicavo, perché mette tutti gli enti sullo stesso piano». Meno entusiasta il presidente della Provincia, Lamberto Gestri.  Ieri mattina Gestri aveva convocato un meeting a palazzo Banci-Buonamici con la sua collega di Pistoia insieme a parlamentari e consiglieri regionali. «Rispetto alla manovra - commenta ora le novità il presidente - è più coerente, ma sarebbe un'illusione individuare nelle Province la fonte di ogni spesa dello Stato». Il dibattito è aperto sul dopo. In ballo soprattutto c'è l'area metropolitana, che avrebbe dei contorni territoriali anche ben precisi nella piana di Firenze-Prato-Pistoia, ma con un'estrema incertezza sulla definizione delle competenze politiche e soprattutto sul mantenimento dei servizi. È un'autentica linea del Piave per Cenni e Gestri. Di contro sull'area metropolitana - oggetto del mistero oggi - le certezze vacillano. Tanto che Gestri alla fine dell'incontro tira le somme nel nome della più stretta prudenza: «Sono contrario a posizioni precostituite. Sarebbe un errore esprimere un sì o un no a scatola chiusa ignorando quali funzioni le verranno attribuite». Nonostante la professione di real politik, con la quale Gestri sta diventando il regista di un'operazione di resistenza pratese al ritorno sotto l'odiata Firenze, al presidente della Provincia non viene risparmiata la quotidiana tirata d'orecchi dal capogruppo in consiglio provinciale del Pdl, Cristina Attucci su tutte le furie per la mancata convocazione. «Segno di scarsa sensibilità, di disinteresse e di una certa sufficienza nella gestione dei rapporti coi consiglieri», accusa. Il resto della politica, comunque, essendo quello dell'area metropolitana terreno quasi vergine - la Costituzione prevede l'istituzione città metropolitana, esperienza però mai fiorita in Italia - si esercita con la fantasia. Borchi pensa a un unico organismo politico, magari un consiglio di area metropolitana elettivo senza intaccare i presidi e gli sportelli degni del rango di Provincia. La presidente pistoiese, Federica Fratoni, pur contraria all'inglobamento in una grande area fiorentina, vede nell'ingegneria istituzionale anche un piatto ricco da cui trarre nutrimento. «È nostro dovere far diventare più competitiva l'area, magari contando anche di sfruttare il brand Firenze. Sarebbe utile un'area metropolitana per affrontare i nodi della pianificazione territoriale». La posizione di Fratoni è di allargare al suo omologo fiorentino, Barducci il tavolo istituzionale. Ma è una tesi molto pistoiese. A Prato la politica, di destra come di sinistra, è diffidente. «Non credo che l'area metropolitana sarà la soluzione a tutti i nostri problemi a mo' di bacchetta magica - spiega sarcastico il deputato del Pdl Riccardo Mazzoni - Inevitabilmente sarà Firenze-centrica e questo impoverirebbe Prato». Il suo collega Pd sugli scranni di Montecitorio, Antonello Giacomelli pensa a fissare alcuni paletti: «Se vogliamo parlare di area grande facciamolo in termini di coordinamento politico nel rispetto delle autonomie».

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