Il Tirreno

Prato

«Non credevo di averla uccisa»

Paolo Nencioni
I carabinieri sul luogo del delitto. A sinistra Wen Aiqin
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I carabinieri sul luogo del delitto. A sinistra Wen Aiqin

La confessione del killer della confezionista non convince gli inquirenti

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 PRATO. «Non pensavo di averla uccisa: me l'ha detto un amico il giorno dopo leggendo il giornale. Sono andato a chiederle i miei soldi: avevo un credito di 17.000 euro. Il coltello l'ho trovato lì, poi l'ho gettato via ma non ricordo dove». I carabinieri non credono a nessuna delle tre affermazioni fatte da Fan Faquan all'alba di domenica, poche ore dopo l'arresto a Istrana (Treviso).  Il cinese di 40 anni, originario del Fujan, è accusato di aver ucciso il 22 agosto la connazionale Wen Aiqin, 30 anni, titolare della confezione di via Attilio Nuti nella quale Faquan aveva prima lavorato un paio di mesi e poi era rimasto a vivere, l'anno scorso. Ai carabinieri ha raccontato quello che oggi, difeso dall'avvocato Daniele Panico, ripeterà al gip Elena Rossi e al sostituto Francesca Torri nell'udienza di convalida del fermo. E cioè che è andato nella confezione di via Nuti per avere indietro i soldi che nel tempo aveva prestato alla confezionista (circa 17.000 euro in contanti). Che c'è stata una lite, al culmine della quale Fan Faquan ha impugnato un coltello trovato sul posto e ha colpito la connazionale.  Il quarantenne cinese non nega l'aspetto passionale della vicenda, ma sostiene che era la donna a essersi invaghita di lui, a differenza di quello che dicono amici e parenti di Wen Aiqin.  Sono affermazioni che potrebbero presto cadere come un castello di carte. Chi ha visto Fan dice che economicamente non se la passa bene. Come avrebbe fatto a trovare i soldi da prestare alla sua datrice di lavoro?  L'assassino reo confesso, hanno spiegato ieri il maggiore Stanislao Nacca e il capitano Stefano Verlengia (con loro si sono complimentati il sindaco Cenni e l'assessore Milone), fin dall'inizio è stato l'unico sospettato. Lo hanno cercato nelle confezioni di Prato e poi a Teramo, Bologna, Treviso, i posti dove risultava aver vissuto in Italia. Ma l'hanno preso grazie al telefono cellulare. In tasca ne aveva due. Almeno uno lo ha riacceso un paio di giorni dopo il delitto (giorni nei quali, dice lui, ha dormito nei campi senza mangiare, nei dintorni di Prato).  Qui, oltre al Comando provinciale di Prato, è entrato in scena il Raggruppamento operativo speciale dell'Arma. Il telefonino è diventato una specie di Gps che ha "illuminato" gli spostamenti del cinese in giro per l'Italia. Nel frattempo il quarantenne ha chiamato in Cina la moglie (da cui è separato) e la sorella che vive in Ungheria. Ascoltando le conversazioni i carabinieri hanno avuto la conferma che era stato lui a uccidere Wen, e che progettava di raggiungere la sorella per poi imbarcarsi su un volo per la Cina (in Italia avrebbe rischiato di essere fermato all'aeroporto, dopo la segnalazione dei carabinieri).  Fan Faquan ha usato taxi, bus e treno, spostandosi da Prato a Firenze, poi Bologna, Ferrara, Padova, infine a Istrana, dove i carabinieri erano già andati nei giorni scorsi a controllare un'abitazione frequentata dal quarantenne in passato.  Sabato sera il telefono cellulare ha dato buone notizie (per i carabinieri) dal paesino a 10 chilometri da Treviso e una squadra è subito partita per il Veneto. Quando i carabinieri sono entrati nella casa, a mezzanotte, c'erano quattro cinesi ma non Fan Faquan. Eppure il segnale era preciso. Un militare allora è salito sul tetto e ha trovato il ricercato. Poi c'è voluto l'intervento dei vigili del fuoco per far scendere a terra il cinese e i carabinieri.  All'alba, una volta rintracciato l'avvocato di fiducia, Fan Faquan ha cominciato a collaborare. Probabilmente gli hanno spiegato che le intercettazioni lo inchiodavano. L'avvocato Panico lo ha trovato scosso, pentito di quanto ha fatto. Dice che non doveva finire così, che non pensava nemmeno di aver ucciso la donna. Difficile da credere, ma questo è quanto. Dice anche che con Wen Aiqin c'è stata in effetti una relazione, ma è stato lui a troncarla. Il marito della donna ha invece detto ai carabinieri di aver assistito a una delle telefonate di Fan a Wen e di averlo poi richiamato dicendo di lasciare in pace sua moglie. Altri parenti dicono di aver visto Fan, qualche giorno prima del delitto, vicino alla confezione di via Nuti con un coltello in mano. Avessero dato l'allarme, forse Wen sarebbe ancora viva.

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