Sicurezza
I cinesi si fanno largo al mercato
Maria Lardara
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Una bancarella cinese di frutta e verdura Comprano le licenze e vendono soprattutto frutta e verdura prodotta in loco
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PRATO. Una passione degna delle radici calabresi. E' quella per i peperoncini freschi, buoni da condire con filo d'olio, che ha spinto la signora Gina P. fino al mercato settimanale del lunedì. Ieri mattina l'anziana donna ne ha portato a casa un sacchetto da quasi mezzo chilo, risparmiando su quei peperoncini rossi che alla fine le sono costati solo 80 centesimi. La verdura "low cost" l'ha comprata sul banco di un ortolano ambulante cinese. Ma lei non se ne cura perché alla fine a contare sembra il prezzo. «Mio marito ha un debole per i peperoncini - racconta Gina - questi sono buoni e sinceramente, se costano così poco, perché non prenderli dai cinesi?». La riflessione dell'anziana massaia calabrese trapiantata da una vita a Prato non fa una piega. Allo storico mercato del lunedì, quasi 500 banchi dove c'è spazio per tutto e di più, i venditori dagli occhi a mandorla con bancarella al seguito si stanno moltiplicando nel reparto verdura (i banchi dell'alimentari in generale sono un'ottantina). «Il trend è destinato ad aumentare anche perché gli ambulanti cinesi dell'abbigliamento sono in calo», fa notare Rolando Breschi, responsabile della Cisl ambulanti. Le primizie asiatiche, il cui primato spetta alle zucche di ogni varietà (dalla "puqua" gigante a polpa bianca ed esterno farinoso alla "tungua" che nella forma ricorda meglio la nostra zucchina bianca), sono il classico esempio di filiera corta, anzi cortissima. Dal produttore al consumatore, il passo è breve. La natura fa il suo corso, generando zucche dalle dimensioni prodigiose, sui circa 200 ettari di terreni adibiti a coltivazione agricola fra le Fontanelle e Castelnuovo. Quasi tutti in mano ad agricoltori cinesi. All'alba si carica tutto su un camion e ci si piazza al mercato. Zucca o zucchina che sia, il prezzo medio è 1 euro al chilo. Si paga a peso d'oro un mazzo di fagiolini serpentini, simili ai nostrani che in questa stagione si consumano: 3,50 euro a mazzo. «Ma con questa quantità ci mangia un'intera famiglia. E poi i nostri sono più morbidi dei vostri. Li ho venduti questa mattina a un signore italiano perché era curioso del sapore». Il sorriso del giovane Wo Chi, mentre racconta la sua mattinata di vendite, la dice lunga sul buon giro d'affari intorno al banco. «Arrivo dalla Campania, ho viaggiato stanotte (ieri, ndr) ed eccomi qua al vostro mercato», racconta mentre sporziona una cassetta di melanzane viola, molto piccole e dalla forma affusolata. «Questa è tutta coltivazione pratese - assicura - i primi semi li abbiamo fatti arrivare dallo Zhejiang». Poco più avanti, al banco degli italiani si scopre che l'uva fa gola a due signore cinesi dall'aria distinta. Quei grappoli che tanto piacciono ai ricchi asiatici, quasi fossero uno status symbol. Il portafoglio può condizionare le abitudini a tavola. «Questa è l'amara realtà - osserva Breschi della Cisl - Vediamo sempre più cinesi che fanno i signori e comprano dagli italiani mentre qualche pratese va dai cinesi a cercare il risparmio. Purtroppo in qualche caso la fame aguzza l'ingegno». Intanto gli ortolani cinesi si comportano come i colleghi italiani. «Hanno comprato un'autorizzazione dal Comune e risultano assegnatari di un posteggio, hanno il registratore di cassa e fanno scontrini. Dal punto di vista sindacale - sottolinea Breschi - è piacevole vedere come i cinesi si stiano adeguando alle regole. Dal punto del commerciante dico: senza di loro si stava meglio. Del resto hanno colmato il vuoto in questo settore lasciato dagli italiani, comprando in passato tante autorizzazioni. Che però ora stanno rivendendo perché il mercato è saturo, soprattutto nell'abbigliamento. E agli ambulanti cinesi che smettono l'attività subentrano i pachistani».
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